Dal clan al cicisbeo: il campo energetico del matrimonio
Miei adorati lettori,
la vostra allegra scompigliatrice, come un testardo girasole, si è affrettata, alla comparsa di questa sollazzante aria di fine inverno e di una promessa primavera, a uscire nella campagna.
In queste lunghe passeggiate tra erba alta e fiorellini di campo, la vostra scrittrice di blog olistici sta pensando al matrimonio classico tra uomo e donna. Voi sapete che non sono una storica, ma a questa penna piace di tanto in tanto narrare dei suoi sognati viaggi nel tempo.
E dunque, in questa passeggiata ideale sulle antiche orme del matrimonio, scopro che, se fossi nata nelle antiche tribù, come donna avrei avuto, insieme alla mia famiglia, un bisogno talmente grande della protezione e delle abilità dell’uomo, che a circa undici o dodici anni, in piena forza, fertilità e bellezza, il mio clan mi avrebbe offerta in sposa a qualche prestigioso pastore. E compiaciuta dell’evento, mi sarei affrettata alla festa, senza probabilmente sapere minimamente a cosa andassi incontro.
Se qualcuno dal futuro, con la sua macchina del tempo, fosse atterrato davanti alla mia tenda – e a quella del mio consorte, il pastore – e mi avesse parlato dell’amore romantico, probabilmente gli avrei soffiato in faccia come un gatto! La stabilità, per le antiche tribù, era tutto: significava sopravvivere, difendersi, procreare e conservare la vita in una natura impervia e verace.
Con il passare del tempo, la società diventò sempre più presente nella vita della coppia e, se fossi nata in Mesopotamia o a Roma, il matrimonio sarebbe stato un contratto notarile con pochissimi complimenti per la sposa, ma regolato da leggi precise: dote, eredità, fedeltà.
E cosa vogliamo dire dell’antica Grecia? I miei genitori mi avrebbero fatto sposare soprattutto per garantire figli legittimi e continuità al nome familiare.
Ben noto era, però, che il sentimento di amicizia tra uomini fosse di gran lunga più prestigioso ed eletto del sentimento verso la propria moglie.
Ma, miei cari lettori, nessuna dodicenne greca promessa a un benestante settantenne si sarebbe mai lamentata della sua sorte. E per quanto qualche giovane e prestante schiavo avesse potuto offrirle qualche piccola ruberia di tipo sessuale, nessuna – e dico nessuna – si sarebbe mai sognata di innamorarsene, abbandonando il vecchio marito, magari misogino e omosessuale, per un colpo di cuore. Anche qui, l’amore e la regolazione emozionale dei giorni nostri non sono previsti.
Se, invece, questa allegra scrittrice del blog fosse nata nel Medioevo, senza dubbio essere ricca avrebbe significato un’agenda fitta di lezioni, preghiere e istruzioni su come gestire casa e servitori, senza la minima libertà di scegliere marito: tutto deciso da alleanze e doti, naturalmente.
Il giorno del matrimonio? Uno spettacolo di abiti, gioielli e banchetti sontuosi… ma dietro le quinte, doveri precisi, gestione della dote e, ahimè, una sessualità rigorosamente procreativa.
Se, invece, fossi nata povera, intorno all’anno mille, il romanticismo avrebbe lasciato il posto al pragmatismo: fin da bambina a lavorare in casa e nei campi, e a sposare chi poteva sostenere la famiglia. La cerimonia sarebbe stata semplice, la vita matrimoniale un lavoro di squadra: terra, casa e figli da allevare insieme. Libertà privata? Qualche margine, purché rispettassi il dovere di procreazione e le penitenze sostituissero le sbarre della prigione. Dura? Sì, ma con più spazio per muoversi, scegliere… e sopravvivere con un sorriso, naturalmente.
Miei cari lettori, cambiamo scenario: Settecento! Qui sono aristocratica e finalmente libera di uscire dalle mura domestiche! Mio marito, impegnato tra affari, possedimenti e incarichi politici, non è sempre al mio fianco, così io posso brillare tra salotti culturali, ricevimenti, feste e viaggi in città.
L’illuminismo e l’alta società mi suggeriscono di diventare mondana: musica, danza, letteratura e, naturalmente, l’arte della conversazione, per rappresentare la famiglia con grazia e intelligenza. E poi c’è lui, il cicisbeo: scelto da mio marito stesso, che preso dagli affari, delega a un terzo di accompagnarmi, corteggiarmi e riempirmi di complimenti senza infrangere formalmente il matrimonio… un perfetto nutrimento sentimentale, con il minimo rischio di scandalo.
Saltando qua e là come una volpe nella neve, penso al Novecento che ci regala qualcosa di simile alla libertà: nascere donna non significa più essere assoggettata. Famiglia o società non scelgono per me: scelgo io, scelgo con chi condividere affetto, complicità e qualche piccolo capriccio.
Posso studiare, lavorare, guadagnare e contribuire alla vita della famiglia senza sparire dietro il ruolo di moglie o madre. Figli? Se, quanti e quando decido io. Il mio corpo e i miei desideri finalmente contano… e non poco.
E il matrimonio? Ah, il matrimonio! Non è più prigione di obblighi, ma patto di volontà reciproca: restiamo insieme perché vogliamo, condividendo progetti, emozioni e, perché no, qualche piccolo segreto malizioso.
Oggi il matrimonio non è più la garanzia di stabilità di un tempo. Alla tanto agognata libertà di uomini e donne si accompagna una certa… mancanza di costanza. La società celebra l’individualismo, e il matrimonio è diventato una scelta speciale: compatibilità, affinità sessuale, visioni politiche e religiose a confronto, dialogo come panacea, e continui equilibri da trovare tra slanci e desideri.
E, miei cari, davanti a tutte queste “necessità”, mi sento un po’ come Topolino apprendista stregone in Fantasia: cercando di gestire il tutto, rischio di far esplodere il caos!
La vostra allegra scompigliatrice sospira: sposare qualcuno oggi è più libero che mai… ma anche molto, molto difficile. E vi confesso: le Costellazioni Familiari, così potenti in mille aspetti della vita, nel matrimonio aprono veri vasi di Pandora – tre generazioni non basterebbero a contarne tutti i segreti.
Per quanto riguarda i sistemi familiari, la coppia resta la relazione più importante: custode dell’energia che dà vita e movimento. Il matrimonio, in fondo, non è solo questione di sentimentalismo o conflitti quotidiani, ma di un campo condiviso che può generare cose meravigliose. Quel campo invisibile può manifestarsi sotto forma di figli, progetti o semplicemente un’armonia nuova e potente tra due persone. Non è necessario che porti alla nascita di un bambino fisico, ma quando accade, beh… è solo una delle tante magie che quel campo sa creare.
Miei cari lettori, ecco il punto dolce-amaro: questo campo invisibile non si nutre da solo. L’uomo e la donna, con i loro pensieri, desideri, paure e memorie, hanno una responsabilità creativa enorme.
Ogni emozione, ogni parola e ogni scelta contribuisce a plasmare la vita che condividono: il campo risponde, si muove, vibra… e talvolta, oh sì, crea magie che neppure il più ardito dei cicisbei potrebbe immaginare.
La vostra allegra scompigliatrice vi abbraccia, ricordandovi che è sempre presente online con le Costellazioni Familiari individuali, le Costellazioni familiari Fluviali, Ho’oponopono e tecniche di libertà da emozioni dolorose e credenze limitanti.
Un caro saluto, Monia Dell’Aquila.
Foto di Deesha Chandra: https://www.pexels.com/it-it/foto/sposa-che-mette-un-anello-sulla-mano-degli-sposi-35981/