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Il cuore, la verità e i piatti rotti

Gentili lettori,

la penna che oggi mi ha preso la mano cerca, dentro il mondo interiore della vostra scrittrice, un filo d’amore e di entusiasmo che la accompagni verso qualcosa di vivo… capace di tenere sveglio il suo cuore e il vostro.

Ed è così che oggi vi invito a entrare proprio in lui: il signor cuore.

Ora, chi di voi — ditemi la verità — ha mai davvero prestato attenzione a questo nobile signore così citato e così poco ascoltato?

Lo si nomina, lo si idealizza, lo si teme… ma raramente lo si incontra davvero.

Eppure, nella visione olistica — una di quelle che ama sorprendere chi è abituato a fidarsi soltanto della logica — il cuore non è un semplice organo.

È il luogo del pensiero.

Sì, avete letto bene.

Non la mente che calcola, confronta e archivia. Ma un luogo nobile, che pensa in modo completamente diverso rispetto a quei dati a cui siamo tanto affezionati.

Si racconta miei cari, che la verità è lì!

E quando, per caso, chiudete gli occhi per guardarla, quella verità, riuscite a starci? Per quanto tempo miei cari? Un secondo, un minuto, un’ora? Come siete messi a coraggio, mentre state con lui? Si, ho detto bene: “state”, dal verbo “stare”. Conoscete questa parola? Immagino di sì! E che fatica!

Il cuore non si placa mai: è nella sua natura.

E questo, miei cari lettori, non è né un difetto né un pregio.

È semplicemente ciò che è.

Ma, come spesso accade alle cose più autentiche, non è sempre facile avvicinarlo.

A volte lo troviamo inquieto, agitato, quasi indaffarato a proteggersi.

Altre volte lo incontriamo… occupato.

Occupato da impulsi che, se osservati con un occhio più attento, non sono altro che tentativi — talvolta maldestri — di sopravvivere alla sofferenza.

Oh, quanta tenerezza si cela dietro ciò che chiamiamo “reazione”. Ma non ditelo troppo in giro, potrebbe rovinare alcune reputazioni!

Che cosa troviamo dunque, miei cari, in questo cuore, se riusciamo a stare?

A volte è agitato, altre volte è occupato da emozioni che fanno male, o da reazioni che ci allontanano da noi stessi e dagli altri.

Dopo che ci siamo raccontati che siamo buoni, belli e sereni, che cosa ci troviamo veramente? Quel pizzico di chiusura, di giudizio, di rigidità…oppure ci troviamo quel bisogno di avere ragione e che ci rende infinitamente umani e unici?

Potremmo trovarci anche una specie di biberon interiore che purtroppo, ahimè, col passare degli anni non vogliamo lasciare.

Ma qualunque cosa troviamo, sappiate, che nasce da qualcosa che ci stringe e che in origine se non è stato dolore, sicuramente è stato bisogno, mancanza, vuoto.

E quanti “gongoloni” che quando con il loro biberon e la bocca piena di latte si celano dietro il loro: “io sono fatto così”, che ti guardano contemporaneamente negli occhi, per niente convinti che quello che loro chiamano “carattere” non sia altro che il solito tentativo di ognuno di noi di reagire alla sofferenza. Siamo tutti in cammino my best friends!!!

Ma, nonostante, questa ingenua e infantile umanità stia ancora giocherellando all’allegro scienziato – che, come un bambino che per conoscere un giocattolo lo rompe – la natura, con l’alternarsi delle sue stagioni, ci riporta allo stato vero e reale delle emozioni. Sbam!

E lo fa, legandoci come una madre possessiva alla sua cintura e, facendoci sentire il torchio delle loro visceralità e irrazionalità, che ci piaccia o no.

E qui, lasciatemi dire, la natura si dimostra, ancora una volta, molto più coerente e matura di molti esseri umani che si credono così soltanto perchè si pongono sopra le emozioni.

Ma, cari amici, se voi non appartenete a questa schiera di nemici delle emozioni, appartenete, dunque, a quelli che vivono il mondo in bianco e nero e ne avete una fame incredibile? Oppure siete così sopraffatti dalle emozioni, che quando aprite i vostri cassetti interiori, essi esplodono come l’armadio di una ciurma di adolescenti in crisi?

O forse oscillate, come la sottoscritta, elegantemente tra i due stati, a seconda del giorno e dell’umore, chiedendo magari agli altri di essere maturi e coerenti mentre voi sembrate una giostra pazza di cavalli su una nuvola?

Ebbene, miei cari, per questo è importante imparare una volta per tutte a incontrarle.

Le emozioni, come le stagioni, hanno un loro tempo.

Quando durano troppo o troppo poco, qualcosa si spezza.

La vostra allegra scompigliatrice che si trova alla fine di questa penna, non sa se ciò che più teme in cuor suo sia sentirsi sopraffatta da un’emozione che la lega al palo con un coltello alla gola e le impedisce di parlare, oppure al contrario, sentirsi spenta,percepire una mancanza di coinvolgimento, di passione, di presenza autentica qualunque cosa questo significhi, anche follia!

Ora, vi confido un segreto che non mi ha mai portato a sposarmi: trovo quel poverino del genere maschile così poco educato alle emozioni!Sarà stata colpa nostra? Di noi donne che non ci siamo preoccupate di educarlo ad esse? Che peccato, sarebbe stato un matrimonio meraviglioso! Vorrà dire che aspetterò ancora qualche generazione, prima di tuffarmici.

Perché miei cari, non si può stare in relazione con qualcuno se non si è presenti con il corpo, con il cuore, con la verità di ciò che si prova.

Ecco, miei cari, quello che la vostra scompigliatrice sogna è un mondo più educato alle emozioni che ai calcoli.

Una proposta che, se seguita, renderebbe molte conversazioni decisamente meno… prevedibili.

Perché la natura è armonia e, quando siamo sbilanciati troppo su un aspetto della vita e poco su un altro, il nostro povero cuore diventa come un dedito cameriere di sala che cerca di tenere nelle sue mani due pile di piatti troppo alte, che finiranno prima o poi per cadere per terra e rompersi in mille pezzi.

(E, come ogni buon lettore sa, prima o poi… i piatti cadono sempre.)

La vostra allegra scompigliatrice vi ricorda che sono disponibile online per Costellazioni Familiari Individuali, Costellazioni Familiari Fluviali, tecniche di libertà da emozioni dolorose e credenze limitanti. Un caro saluto a tutti voi, Monia Dell’Aquila.

Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-che-tiene-pezzi-di-un-piatto-rotto-sul-pavimento-6717616/