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La forza di essere piccoli

Miei adorati lettori,

cosa ne pensate di questo Ottobre che ci accarezza con il calore del sole, ma nel frattempo trama nell’ombra con nuvole pronte a rovinare i nostri piani all’aperto?

Nonostante la voglia di uscire in mezzo alla natura, mi sto gustando anche il piacere di dare una nuova forma al mio lavoro, ormai sempre più orientato verso l’online. Non nego le mie resistenze all’essere ‘esposta’ mediaticamente, ma forse proprio da lì nasceranno le sorprese più interessanti.

Ma giungiamo, quindi, a voi, miei adorati.

Le Costellazioni Familiari online, di questo ultimo mese, hanno rivelato spettacoli degni di un dramma teatrale, dietro le quinte dei nostri legami invisibili.

Molti di voi hanno osato esporsi al campo morfico del sistema familiare. Alcuni stanno ancora raccogliendo e riordinando i frammenti di ciò che è emerso; altri, invece, sono già pronti ad attivare trasformazioni interiori che non permettono più ritorno.

Le Costellazioni Familiari, a differenza di tanti altri percorsi, possiedono un potere trasmutante. Non si può attraversarle senza sentirsi scossi, scardinati, rimescolati fino alle ossa. È il loro compito: riportarci al nostro posto nell’ordine familiare, ma anche farci conoscere praticamente la vita spirituale.

Eppure, miei cari, ciò che davvero mette in moto stati interiori e mutamenti esteriori non è soltanto la regola dell’ordine, ma una rivelazione più sottile: il ruolo è tutto.

Il ruolo che abbiamo quando nasciamo, sì, ma anche quello che scegliamo di incarnare crescendo. Nessuno rimane soltanto figlio: diventiamo compagni, professionisti, amici.

Spero che abbiate oramai fatta vostra questa verità, e cioè che, nel mondo spirituale, i pensieri sono azioni.

Quindi, le intenzioni guidate dal bisogno sono ben diverse da quelle guidate dal ruolo. Volete un figlio? Una casa? Un partner? Chiedetevi piuttosto se siete disposti a diventare genitori, custodi di una dimora, compagni di un’anima viva.

Perché, e permettetemi la franchezza, l’altro non è un contenitore passivo dei nostri capricci né lo schiavo del nostro ego. È creatura viva, che ci permette di fluire, di portare qualcosa di noi nel mondo. Se voi siete amici, è grazie al vostro amico. Se siete partner, è grazie al vostro partner. Se siete lavoratori dipendenti, è grazie al vostro capo. Se siete genitori, è grazie a vostro figlio.

Sono gli altri che vi danno un ruolo. E se questo ruolo non vi piace, o non lo sentite o non vi è riconosciuto, avete un nodo da sciogliere.

Quando questo nodo si tende e torna al pettine, occorre guardarlo in faccia. Forse la vostra connessione con qualcuno o con qualcosa vacilla. Forse non avete ancora sciolto i ruoli rimasti in sospeso con la famiglia di origine. O forse non avete onorato abbastanza i vostri antenati, coloro che vi hanno consegnato il dono più grande: la vita.

Sapete che amo parlare del potere dell’inchino, e della preghiera. Ma nulla, miei adorati lettori, nulla è più potente dell’annullamento. Una parola che fa tremare, vero? In un mondo che ci spinge a esaltare continuamente la personalità, annullarsi sembra quasi un delitto. Eppure, nei linguaggi della coscienza e della metafisica, significa ritrovare la giusta posizione nell’ordine, persino davanti a ciò che disprezziamo.

Provate a dire, quando siete nella tempesta o quando qualcuno o più situazioni vi investono fino a togliervi la capacità di pensare: “Io sono piccolo/a e tu sei grande”. E continuate così. Anche quando non avanzate, anche quando nulla si muove. Al vostro blocco, provate a dire: “Io sono piccolo/a e tu sei grande”. Fate fatica? Allora ancora non vedete la divinità dietro ogni cosa.

Vi accorgerete, che, superando le resistenze dell’ego, da quel piccolo posto, giungerà una forza reale. Ma…sperimentatelo! Non state qui a pensare…

Se qualcosa ci investe, ci ostacola, ci perseguita fino a minacciare la nostra sicurezza e la nostra vita, non è altro che il segnale di un disordine di gerarchia.

Possiamo anche dedicarci a coltivare rabbie e risentimenti verso persone, categorie o figure scomode della società o della famiglia. Ma se la nostra vita e il nostro benessere derivano proprio da quelle figure, difficilmente potremo avanzare nel mondo indisturbati.

È come se, inconsciamente, ci fosse in noi una forma di disprezzo o di rifiuto che torna puntualmente a bussare, proprio quando siamo convinti di voler correre verso il bene.

E qui, miei cari, il sipario si alza di nuovo: ciò che rifiutiamo con più ardore è spesso ciò che reclama la precedenza con più insistenza.

Dietro sorrisi composti e gesti impeccabili, in questo mese le Costellazioni hanno messo in luce disordini di gerarchia, sottili meccanismi di annientamento, mobbing silenzioso e persino l’ostilità di interi ambienti rivolta a una sola persona. E, vi assicuro, spesso non si tratta soltanto di una sensazione passeggera.

Che corriate velocemente in palestra, impegnati a riconquistare un po’ di fascino con l’amore della vostra vita, o che siate aggrappati alla vostra carta di credito nella spasmodica ricerca di fare l’affare migliore rispetto a quello della vostra vicina, o che facciate l’ennesimo corso per sentirvi all’altezza di un lavoro, poco importa: ogni volta che desiderate essere riconosciuti per un ruolo, l’ambiente sembra divertirsi ad annientarvi.

Immaginate ora la vostra vita come una torcia accesa. Una fiamma che passa di mano in mano: genitori, nonni, bisnonni… fino ad arrivare a voi. Una lunga fila di pupazzetti (sì, pupazzetti!) che recitano sul palcoscenico della memoria: amori burrascosi, litigi, segreti, abusi, piccoli e grandi furti di felicità. E voi lì, con la vostra torcia, a scoprire improvvisamente somiglianze inquietanti.

Ecco allora che vostra nonna vi assomiglia più del previsto. O che il disagio di vostro figlio porta le tracce di un antenato dimenticato. Una perdita del passato diventa la vostra paura più viva. La coscienza sistemica, quella voce invisibile che scorre nel nostro albero genealogico, ci ricorda che ciò che abbiamo non nasce soltanto da noi, ma da chi ci ha preceduto. E così, tra debiti silenziosi e fedeltà cieche, ci ritroviamo a ripetere, compensare, riparare.

Il risultato? Restiamo fedeli più ai morti che ai vivi. Intimamente attratti da ciò che è stato, invece che liberi di creare ciò che potremmo essere. E allora, mentre stringete la vostra torcia e cercate di mostrarvi impeccabili ai vostri figli, vi sentite improvvisamente mancati di rispetto, se non addirittura annientati.

Vale dunque la pena chiedersi: chi, nel nostro sistema, reclama davvero la precedenza? E se dietro al nostro comportamento irreprensibile si nascondesse l’arroganza di voler mostrare ai nostri predecessori come “si fa meglio”?

“Caro papà, ti insegno io come si trattano le donne.”

“Cara mamma, guarda come si cresce un figlio.”

“Caro fratello, osserva come si affrontano i genitori.”

Peccato che, in questa sfida silenziosa con chi ci ha preceduto, finiamo sempre e inevitabilmente in ginocchio. Perché la vita, miei cari, non nasce dall’illusione di fare meglio di chi è venuto prima, ma dal riconoscere che è stato proprio quel caos, quel destino, quel bagaglio di errori e scelte spesso imperfette, a consegnarci oggi la torcia che teniamo tra le mani.

E voi, ditemi: mentre illuminate il vostro cammino, state davvero guardando avanti… o siete ancora impegnati a litigare con le ombre del passato?

La vostra allegra scompigliatrice, Monia Dell’Aquila.

Vi aspetto online con le Costellazioni Familiari e il Taile!

Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-ragazza-bambino-ragazzo-7991206/