Istinto e sopravvivenza
Miei adorati lettori,
non è trascorso inosservato il primo gruppo di Costellazioni Familiari di questa stagione autunnale oramai alle porte, raccoltosi per costellare. In un angolo quieto dell’entroterra pugliese, là dove vivo, sorge uno spazio pensato per lo yoga: un luogo che custodisce la cura dedicata ai bambini e che, questa domenica, ha accolto anime coraggiose pronte ad esporsi alla verità dei campi morfici.
Il coraggio di guardare è virtù rara e preziosa: esso libera dalle catene degli schemi prestabiliti, dalle abitudini che il mondo premia, dagli obiettivi fasulli e dalle illusioni che seducono e imprigionano. Una spiritualità nutrita di illusioni, infatti, non è altro che una spiritualità violenta. L’illusione si distingue per la sua capacità di immaginare la soluzione, mentre la preparazione e la costruzione di un mondo nuovo permettono la possibilità dell’incontro. Una persona illusa è sempre quella che immagina il finale, mentre una persona preparata accoglie la vita e si fa guidare da lei.
Poiché chi vive nell’illusione non è connesso né agli altri, né alla divinità: pretende di farsi divinità egli stesso, piegando gli altri e la realtà circostante per far quadrare la propria visione. Una visione che, come la Torre di Babele, è destinata a crollare. Ah, come si sa, nel fragore di quel crollo, quel poveretto presunto “Dio in terra” si ritroverà vittima della propria presunzione.
Tornando ai nostri cuori coraggiosi, invece, il gruppo si è mosso questa domenica più che mai sull’intelligenza del corpo. Ma non quell’intelligenza che si affina con allenamento e disciplina sportiva: qui parliamo del corpo come sede dell’istinto, custode di una saggezza e di un sapere che non si apprendono.
In una visione animica, dove ogni gesto e respiro è espressione dello spirito, il corpo — spesso ignorato, talvolta disprezzato, a volte persino spento — resta il vero organo spirituale. Qui l’intelligenza è innata, pura, e non dipende da libri né da calcoli. Abbiamo, in noi, una banca dati di informazioni e soluzioni che nemmeno l’intelligenza artificiale, nel suo massimo sviluppo, potrà mai superare.
Il corpo è l’addetto alla connessione. Osservate bene: il corpo connette tutto in un unico sistema. Senza connessione la vita e l’anima non scendono dai piani alti.
Veicola informazioni, coordina comportamenti sofisticati — dall’attaccamento al nutrimento, dalla creazione alla trasformazione. È la sede dell’istinto, che si manifesta con spontaneità assoluta, senza bisogno di ragionamento o spiegazioni.
Spesso, l’istinto viene frainteso: lo si immagina come una forza distruttiva, legata alla violenza fisica, all’eccesso di egoismo animale, a qualcosa di imprevedibile e in contrasto con la società e le sue “buone maniere”. Eppure, guardato con occhi più profondi, l’istinto non è mai cieco né caotico: è il filo invisibile che ci connette a noi stessi e agli altri, un’energia che guida senza opporsi alla vita, piuttosto la sostiene.
L’istinto è una forza e, come tutte le forze, può essere negata, distorta o usata con saggezza e quando prorompe o si manifesta con impulsi mai portati a termine, vuol dire che questa forza è completamente occultata.
Talvolta lo immaginiamo come quella passione incontenibile, quella visceralità difficile da domare. Eppure, sappiate questo: una persona che appare violentemente istintiva è spesso una persona che ha negato il proprio istinto, che non ne ha consapevolezza. Ogni squilibrio, ogni eccesso, nasce sempre da una negazione. Perciò, se demonizzate il vostro istinto o quello degli altri, potreste trovarvi soggiogati da esso più di quanto crediate.
Nel corpo si manifestano gli irretimenti: un sintomo, un segno, un comportamento. Tutto il corpo racconta lo spirito che ci abita.
Comprendere l’intelligenza corporea, riconoscere i bisogni basici del corpo e considerarlo come organo sentinella, fondamentale per la crescita spirituale, è di importanza primaria. Oggi, in questo dominio della mente in cui la maggior parte delle persone vive e si orienta attraverso un pensiero sterile e lineare — mai utilizzato per il suo potere comprensivo e per la capacità di raccogliere e collegare — il corpo si carica di sintomi, disturbi, blocchi, fino ad ammalarsi e a spegnersi completamente. La difficoltà a procreare, le problematiche sessuali, qualunque nevrosi è uno scollamento dal corpo e un eccesso di mente e la mente quando è in squilibrio è semplicemente un grosso: NO alla vita.
Nella dimensione olistica, il corpo è la sede dove si proietta il subconscio, e dunque la verità. Nei testi kabbalistici, il corpo viene spesso citato come luogo della manifestazione, e quindi come rappresentazione del mondo stesso. Nell’Ho’oponopono, il corpo è chiamato Unihipili — il bambino interiore, custode della piccolezza, delle emozioni e dei bisogni apparentemente illogici.
Eppure, è proprio questo bambino che possiede la chiave per connettere la madre Huane — la mente comprensiva, l’utero spirituale — con il padre Aumakua, la divinità, colui che dona vita e anima al grembo, permettendo così la gravidanza del mondo, ovvero la manifestazione.
Quando entriamo in un gruppo di Costellazioni Familiari, dobbiamo entrare piccoli, come lo sperma nell’utero, perché è così che la nostra parte esclusa e soffocata può trovare sede in un luogo fertile, pronto a nutrirla e farla crescere. Ecco perché si fanno gli inchini: per entrare piccoli e con rispetto. In questa dinamica di incontro tra la parte nuova che chiede accoglienza e la parte vecchia che fa posto, le forze di unità discendono sul gruppo: è per questo che le Costellazioni Familiari cambiano profondamente la nostra coscienza. Sono, in effetti, un vero e proprio processo di inseminazione spirituale.
Ma attenzione: se l’utero — il gruppo — non è connesso nelle sue parti, o se porta con sé legami ancora distorti o spezzati, può compromettere la “gravidanza” del nostro seme, ovvero quella parte di noi che desideriamo portare alla luce.
Nel corpo, sede dell’istinto, risiede la capacità animale del bambino di nascere e di attaccarsi al seno della madre.
Il corpo, custode di processi complessi e misteriosi, è ciò che, nella donna, crea, grava e partorisce. È la sede del fare onesto, del sentire i bisogni fondamentali (bisogno di cibo, di famiglia, di sesso di protezione, di vicinanza, di calore) su cui può ergersi un regno solido, con solide fondamenta.
Quando una persona resta ancorata al piano mentale il suo obiettivo è individuale e non è in grado di percepire quanto invece per il corpo è vitale sentire intorno a sè una rete. Non è in grado di ascoltare i bisogni che il corpo urla, né di accompagnarli alla luce permettendo loro di raggiungere la felicità, si manifesta una vera e propria forma di esclusione. L’individualismo sfrenato di oggi è il fallimento di quella rete di sostegno che le piante e gli animali rispettano: un animale non si sognerebbe mai di fare del male a un elemento di protezione per sè e per la sua tribù. Oggi il bisogno di rete viene invece completamente negato a favore del percorso individuale, portando poi questa logica a spegnere completamente il corpo, rendendolo legnoso, freddo, sterile.
Se il nostro corpo è in modalità sopravvivenza, nessuna somma di denaro potrà davvero risolvere la questione. La vera ricchezza non risiede nei conti bancari, nelle proprietà o nei beni materiali: risiede nel corpo che si sente sicuro, legato, capace di attaccamento e di accoglienza.
Se il nostro corpo è tagliato nella sua capacità di legarsi al partner, a un figlio o di sentire un attaccamento naturale verso un genitore, è proprio da lì che bisogna iniziare. Ogni mancanza di connessione e ogni ferita non guarita diventa un ostacolo che il denaro non può sanare. La persona che è in questo stato percepisce soltanto impulsi ma non è in grado nè di accogliere correttamente l’energia nè di canalizzarla nella costruzione di una realtà collettivamente sana.
Lavorare con le Costellazioni Familiari e onorare gli antenati, significa, in un certo senso, creare denaro spirituale: una moneta che si misura non in valori materiali, ma nella capacità di instaurare legami profondi, di nutrire relazioni, di aprire il corpo e il cuore alla vita. È un capitale invisibile, ma infinitamente più potente di qualsiasi cifra su un conto: chi lo possiede può finalmente fare fiorire ciò che ha dentro, con radici solide e frutti autentici.
È estremamente difficile per chi è sopraffatto dai problemi economici o di salute discendere ai piani più profondi delle proprie reali necessità. Oggi viviamo in un mondo in cui ferite e traumi vengono spesso controllati dalla finta forza della volontà e dall’impegno mentale, come se la mente potesse sopperire a ciò che il corpo e il cuore chiedono. Ma le ferite profonde non si domano con la forza: hanno bisogno di ascolto, spazio e di un contatto genuino con la nostra parte più autentica e il rispetto profondo verso gli altri.
E infine, miei adorati lettori, ricordate: l’istinto non è un nemico da temere, né un impulso da reprimere. È una forza antica, custode della nostra verità più profonda, che ha atteso paziente secoli di silenzio e esclusione.
Per questo suggerisco a chi desidera risvegliare la propria saggezza interiore di avvicinarsi al mondo degli animali totem: osservarli, invocarli, notarli e accogliere i loro messaggi. Ogni animale porta con sé un frammento di istinto puro, un invito a ricordare chi siamo davvero.
E proprio quando siete in modalità sopravvivenza, immaginate di far entrare quell’istinto nel vostro salotto interiore. Forse sarà una tartaruga, lenta e paziente, che vi insegna a procedere con cautela e radicamento; o un toro, potente e impetuoso, che vi ricorda la forza del desiderio e della determinazione; forse un colibrì, leggero e curioso, che vi invita a gioire delle piccole cose e a muovervi con grazia; o ancora un leone affamato, fiero e intenso, che vi spinge a reclamare il vostro spazio e la vostra verità.
Ascoltateli con attenzione, lasciate che parlino, che sussurrino, che vi guidino. E vedrete: quella forza antica, finalmente riconosciuta e rispettata, saprà trovare il suo posto dentro di voi, dolcemente, come un ospite prezioso che porta con sé la saggezza del mondo.
E così, miei adorati lettori, vi lascio con questo invito: osservate, ascoltate, accogliete la vostra parte istintiva come fareste con un ospite prezioso, curioso e un po’ selvaggio. Lasciate che vi sussurri la sua verità, e vedrete aprirsi spazi di saggezza e libertà che credevate perduti.
Con affetto e un pizzico di mistero,
la vostra allegra scompigliatrice Monia Dell’Aquila
Foto di Denishan Joseph: https://www.pexels.com/it-it/foto/leone-nero-e-marrone-su-grey-rock-4137250/