Karma, innocenza e padronanza del sé nascosto
Gentili e amatissimi lettori, non vi nascondo che alla luce di questo bellissimo Maggio, la vostra allegra scompigliatrice si è concessa diverse scuse per starsene al sole come meglio ha creduto.
Quest’anno, la campagna, a causa delle lunghe piogge, è rigogliosa nei suoi fiori selvatici e nella camomilla e nulla è stato più sensuale di queste incursioni nell’erba (pena qualche puntura d’insetto) come andare a raccogliere fiori da portare a casa, rendendoli prigionieri di un vaso. Misteri dell’amore!
Non ho smesso però di seguire alcuni di voi nella passeggiata su questa terra, con le nostre vite, difficili, complicate.
Ma miei cari, i segreti che questa vostra scrittrice possiede non sono nascosti a nessuno di voi, perché la donna che è alla fine di questa penna, ama pensare che più una cosa è evidente e più lo stupido non la vedrà.
Perché lo stupido miei cari, che è in ognuno di noi, vuole sentirsi intelligente e quindi penserà che la felicità che vede negli altri sia frutto di un qualche torbido complotto o furberia.
La felicità, per la vostra scrittrice è: innamorarsi di tutto. E talvolta, possederlo.
Ma proprio di tutto. Anche di quello che la nostra, a volte triste e noiosa comunità, reputa cattivo: i conflitti, gli odi, le velleità. Tutto merita amore.
Nulla mi impedisce di amare la guerra e i fiori, l’amore e l’odio, la dolcezza e la cattiveria e di farli miei. Sarò punita per questo? Amerò la mia pena!
Ed è per questo che oggi, questa penna vuole parlarvi di qualcosa di olisticamente basilare: la preparazione del campo energetico prima della manifestazione.
L’origine di ogni manifestazione nella dimensione terrena ha radice nella coscienza.
Si, mie cari, tutto ma proprio tutto di quello che spunta nel giardino della nostra vita, aveva sede in qualcosa di aereo, molto prima che voi lo percepiste come fatto o come oggetto.
Così come durante la gravidanza di un feto, in tutti i suoi vari passaggi, la mamma non partecipa attivamente e consapevolmente alla formazione del bambino nella costruzione dei suoi organi e dei suoi tratti, così anche sul piano della coscienza abbiamo un periodo di gravidanza del campo energetico, di cui ne vediamo il volto soltanto dopo.
Ogni cosa inanimata o animata che si manifesta è, in principio, nel cuore della divinità che sogna la sua forma perfetta.
Eppure, nonostante questa romantica immagine, molte cose terribili si affacciano nelle nostre vite.
Quello che, olisticamente (ovvero nel rispetto delle leggi naturali), sappiamo dei fatti terribili della vita è che fanno parte di un processo di evoluzione e di sviluppo che ha come obiettivo quello di raggiungere la forma più bella e armoniosa che la divinità ha in serbo per ogni sua creatura. Poi, nello spazio tra il pensiero di Dio e la manifestazione delle sue creature compaiono guerre, dolori, separazioni, violenze e ingiustizie di ogni tipo.
Questa perfezione che la divinità dovrebbe avere in serbo per la sua creazione non è quella immagine narcisistica e idealizzata che oggi va tanto di moda nei nostri piccoli cervelli, intendendo: “avvenenza” o mancanza di conflitto, ma qualcosa di misterioso e di unico che soltanto lo sbocciare di un fiore può evocare.
Tutto il nodo della questione, mie cari, sta nel fatto che in questa vita, in questo tempo e in questo spazio, nasciamo con un corpo.
Questo corpo è collegato alle leggi terrene: è legato.
In un’idea logica di alcuni di voi, se le cose stessero così, diventare creature perfette con una vita perfetta dovrebbe essere semplice come fare un fiorellino di panna su una torta con una sac à poche. Come vi capisco, miei cari!
Ma vi dimenticate che, se siete venuti qui, di sicuro il vostro posto non era in paradiso.
La vita terrena non è un luogo di espiazione, ma è un luogo di conquista del proprio sé spirituale. Se non lo fate in questa vita, poco male, lo farete nella prossima… e così via. Il piatto rimane lì.
Se questo non vi piace, è faticoso oppure pensate che sia una teoria tra le tante teorie, accomodatevi… lasciatevi pure guidare dal vostro ego che all’occorrenza vi suggerirà come riappropriarvi di qualcosa che non mette bene a fuoco nemmeno lui, finché nulla avrà più significato e sarete come drogati in cerca di piccole dosi di benzina fino alla fine dei vostri preziosi giorni.
Il corpo non aderisce al disegno divino senza possibilità di errore.
Anzi, il disegno divino, che è luce assoluta, ferma, onnipresente e infinita è come una fonte sempre disponibile che il corpo non vede a causa dell’ego che vede tutto dal suo piccolissimo punto di vista.
Un ego che vede il mondo dal suo punto di vista sarà schiacciato dalla verità e cioè dal fatto che lui è al centro di leggi e di legami che lo condizionano totalmente.
Quando, però, in questa vita, si è fisicamente nel dolore, il pericolo di identificarsi con una di queste fasi di passaggio dello sviluppo è altissimo: il nostro corpo è immerso nella memoria sin dai suoi livelli di coscienza più viscerali e primordiali.
Quando un dolore rimane memorizzato fisicamente nelle cellule del nostro corpo, la nostra coscienza lo percepisce attivo, sempre presente e gli dà un valore enorme perché il dolore decide tutto: evitamenti di ogni tipo, resistenze, sentimenti che da amore diventano odio, blocchi, strategie di sopravvivenza… il dolore decide e organizza tutta la nostra vita.
Si inseguono varie strade per evitare il dolore: esercizio del potere, posticipazioni, blocchi, matrimoni vantaggiosi, il denaro come strumento di liberazione, etc…
La riparazione del campo energetico può durare anche anni… ma, il segreto del successo di questa operazione risiede soltanto nella sua preparazione.
Il campo energetico, per natura, ci restituisce materialmente e fisicamente ciò che abbiamo costruito volontariamente o involontariamente, ogni giorno, in questa vita o in quelle passate con il nostro “mondo aereo” (o spirituale, ovvero “non fisico”) fatto di pensieri, di emozioni, di istinti, di pulsioni, di memorie, di ego e soprattutto di vite passate.
Ogni essere umano vive immerso in un campo energetico che non è separato da lui.
Veniamo in questo mondo in un’ eggregora di anime e questa eggregora è come un piatto rotto che, con il tempo, può presentare situazioni veramente difficili da comprendere e da vivere.
La nostra consapevolezza sulla nostra responsabilità animica è limitata ecco perché viviamo le situazioni terribili come qualcosa che ci viene addosso.
Il Karma è come il mare: ci restituisce ciò che gli buttiamo dentro.
Il Karma non si scioglie con il dolore o con il tempo.
Il Karma ci chiede di riparare ciò che in questa vita o in altre vita abbiamo rotto. Ci dice: “questa è la tua torta, fatta con i tuoi ingredienti. O la mangi o la ripari”.
Possiamo aver partecipato a una determinata situazione in tanti modi: come carnefici o ignavi, come testimoni inerti o come opportunisti, in questa vita o in altre.
Dal male di una o di più persone possiamo aver tratto una qualche forma di beneficio.
Possiamo ricevere una casa in eredità ma se quella casa è stata costruita con i soldi accumulati escludendo, per esempio, un amore (un’amante segreta rifiutata per “mantenere la famiglia”) o un figlio (aborto), quel beneficio avrà sempre in sé la traccia di tutti gli ingredienti con cui è stato fatto.
È come un’onda. Quando ci arriva addosso la sua onda, è normale che ci sentiamo spiazzati come vittime che subiscono qualcosa di irrazionale e viscerale che viene contro di sé, inaspettatamente.
Quando dobbiamo riparare un Karma, è indispensabile partire non dalla posizione della vittima ma dal posto della responsabilità al 100%.
Questo non significa fare mea culpa o mostrare l’altra guancia.
Significa sedersi, chiudere gli occhi, respirare e connettersi a quel campo non come vittime ma come co-creatori che hanno un pezzettino di responsabilità.
Responsabilità significa: potere, padronanza di quel campo energetico.
“Riparare” significa prendere in mano quel potere, quella possibilità.
Ma dobbiamo pur sapere chi siamo e dove siamo prima di decidere ogni primo passo.
La fase dell’individuazione, cioè sapere chi siamo noi e chi sono gli altri, in un’eggregora, è la più dolorosa perché significa: raccogliere dati, uscire in primis da uno stato di innocenza.
L’ego non vuole raccogliere dati su di sé perché vuole assomigliare a Dio, essere libero. Molti clienti dopo una sessione mi chiedono: e allora cosa devo fare?
Pratica, solo pratica: meditare, ascoltare, pregare.
Un percorso senza pratica non è un percorso.
Ci sono persone che si sentono talmente vittime che pur di mantenere il loro stato di innocenza e purezza, distruggerebbero la loro vita e quella delle persone che dicono di amare.
Ma ogni creatura ha una responsabilità.
Nessuno di noi nasce puro.
I nostri stessi bisogni ci legano a una “colpa”, a un legame, a una dipendenza.
Ecco perché gli obiettivi del percorso di riparazione del Karma sono molto diversi da quelli dell’ego: l’ego vuole ottenere riconoscimento, cibo di ogni tipo e natura, attenzioni, etc…
Lo spirito, invece vuole: allineamento, coerenza energetica, risonanza, equilibrio nella relazione con gli altri, scambi, solidarietà profonda soprattutto sui bisogni vitali di base che accomunano le anime di un’eggregora.
Ogni percorso verso la padronanza del proprio sé nascosto comincia con il difficilissimo periodo di individuazione.
Ogni giorno, il nostro campo energetico, viene nutrito dai pensieri abituali, dalle emozioni ricorrenti e dagli stati interiori con cui ci identifichiamo. È un campo che abbiamo in comune con moltissime altre anime e persone, pertanto, trattarlo richiede un lavoro completamente diverso dall’incontinente e sentimentale pulsione al “fare” che si mette volontariamente nella nostra vita.
Quello che accade nella nostra vita è sempre qualcosa che nel nostro subconscio è voluto: per fedeltà, per espiazione, per riparazione di un debito karmico.
E quindi, con l’Ho’oponopono il cuore deve lavorare incessantemente nella responsabilità al 100%.
Ma, concludo: se volete manifestare consapevolmente, vi servono diversi fattori: la divinità, il desiderio e l’ambiente.
Se siete pronti a riparare, la vostra allegra scompigliatrice è sempre presente online con le Costellazioni familiari individuali, le Costellazioni familiari fluttuanti, Ho’oponopono, tecniche di libertà da emozioni dolorose e credenze limitanti.
Un caro saluto a ognuno di voi, con questa bellissima frase che ho ascoltato guardando il film di Sorrentino, “La Grazia”: “Freddo tu riscaldi, buio tu illumini, io perduto tu mi troverai, non ora, domani, uno dieci, cento autunni”. (Autunno, Mariano De Santis)