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LA FIAMMA SPIRITUALE: IL TRADIMENTO E LA PERDITA DELL’INNOCENZA

Salve figlie di Zeus, datemi un canto seducente.

Celebrate la sacra stirpe degli immortali che sempre sono,

quelli che nacquero da Terra e da Cielo stellato,

e dalla Notte oscura, e quelli che nutrì il Mare salato;

dite come dapprima nacquero gli dèi e la terra

e i fiumi e l’ infinito mare che l’onda infuria

e gli astri rilucenti e l’ampio cielo in alto,

e quelli che nacquero da questi, dèi dispensatori di beni,

e come divisero gli averi e come spartirono gli onori,

e anche come dapprima occuparono l’ Olimpo ricco di anfratti.

Ditemi queste cose, o Muse che abitate le dimore d’Olimpo,

dal principio, e dite chi di loro fu il primo. 1

La Teogonia di Esiodo (VIII sec. a.C.)

Cari clienti, lettori e lettrici,

nasce sempre di più dentro di me la necessità di incontrarvi in uno spazio immaginario di affinità, non psicologiche, ma d’anima e spero che questo blog possa semplicemente accendere un livello sempre più concreto di consapevolezza e manifestazione su un piano astrale, più che relazionale, con chi cammina insieme a me in questa eggregora.

Mentre scrivo queste parole di cui non sono molto convinta, sento suonare la campana, simbolo del risveglio e di richiamo alla vita spirituale. Quindi, le lascio.

Continua il mio blog e, dal tono spensierato e leggero della prima puntata, lo spirito che mi possiede recrimina sempre più parole da dedicare allo scrivere di cose dello spirito e, oggi, nel mio cuore soffiano i temi sulla scoperta della fiamma, la fine dell’innocenza, la rottura delle illusioni, in poche parole: il tradimento della simbiosi iniziale dell’anima.

Prima però, occorre aprire in questo luogo immaginario, considerando l’ambiente intorno a noi che ci educa, una domanda importante: come si pone lui (l’ambiente) rispetto alla fiamma spirituale e, noi, come ci poniamo verso di lui?

Se una cultura non consentisse esplicitamente (ma anche implicitamente) a un certo numero di persone, di indagare, di studiare, di raccogliere esperienze, e quindi paradigmi, sulla fiamma spirituale di cui l’essere umano può appropriarsi, sarebbe una cultura sleale ma, soprattutto, sarebbe una cultura cieca.

Infatti, non si possono ignorare tutte le condizioni storiche, psicologiche, sociali e intime di una buona fetta dell’umanità che, da sempre, si è adoperata tantissimo per visitare questa possibilità: religiosi, mistici, ricercatori dell’anima, poeti, cabalisti, filosofi, artisti, guru e adepti spirituali di ogni tipo.

Sono morte persone per la ricerca della fiamma spirituale; sono morte persone che per la fiamma hanno divulgato pericolosamente, opponendosi ai poteri opprimenti delle caste e dell’élite; sono morte persone che hanno sentito la fiamma e che ne sono rimaste bruciate da sole perché non sono state in grado di gestirla.

L’essere umano può essere tanto incredibilmente vigliacco, quanto prepotentemente devoto e le azioni che compie cambiano di intensità e qualità in base alla sua chiarezza interiore e saggezza.

Quello che potrebbe succedere, se esistesse un certo tipo di cultura cieca e sleale di questo tipo, lo potreste intuire con un esempio del genere: immaginate di nascere in una famiglia, in cui vostra madre, vostro padre e i vostri (eventuali) fratelli (persone da cui dipende la vostra vita e con i quali stringete un rapporto di amore e di fiducia) vi raccontassero, sin dal primo giorno di vita, che il mondo fuori dalle mura di casa non esiste e cioè, che fuori, c’è “un nulla” e, per di più, quel nulla è “pericoloso”.

Probabilmente, potreste rispettare per tutta la vita questo limite e vivere un’esistenza tra le mura di questa casa natia fino alla morte o, in alternativa, potreste provare a trasgredirlo, ma, con buone probabilità, in questo secondo caso, da quel momento in poi, si creerebbe comunque una frattura insormontabile tra voi e la vostra famiglia, quella famiglia in cui avete sempre creduto, che vi ha protetto e che vi ha dato tutto il possibile per crescere e farvi sentire al sicuro: la famiglia che vi ama e che amate, l’unica realtà che conoscete e che si occupa di voi, come voi di lei.

Quelle persone che per voi si sono sacrificate e che sono la vostra rete di supporto e di amore, hanno sbagliato tutto.

Sarebbe un ragionamento così “cattivo”che, semplicemente sostenerlo interiormente senza nemmeno dargli voce, sarebbe faticosissimo.

Se voi, un giorno qualunque della vostra vita, usciste a “conoscere” quel “nulla” di cui vi hanno parlato (e, ripeto, per di più “pericoloso”), da questa esperienza di tradimento (di cui voi siete gli stessi “innescatori”), deriverebbe una frattura mentale ed emotiva, talmente forte che, pur di non sopportarla, potreste addirittura tornare indietro, rinchiudervi di nuovo dentro casa, sentirvi in colpa, fare finta di niente per tutta la vita oppure, potreste decidere, accettando ciò che avete visto, di cambiare per sempre l’immagine di voi stessi, degli altri e della realtà, pagando però il duro prezzo di dover considerare, anche solo per un secondo, i membri della vostra famiglia: “bugiardi”, “ignoranti” o “inaffidabili”, perdendo per sempre quel senso di affidamento e di simbiosi che vi ha fatto sentire vivi e sicuri di voi stessi fino a un attimo prima di aprire quella porta.

E se, anche, perdonaste quella famiglia o non le attribuiste nessuna colpa e voi continuaste a vederla come innocente vittima del sistema, sentendovi voi i “colpevoli di sapere”, rimarreste comunque per sempre fuori da quella primordiale sensazione di simbiosi innocente che definite: “amore”.

Questo tradimento, innescato, appunto, da voi stessi e dalla vostra naturale curiosità e necessità, vi cambierebbe per sempre, costringendo voi stessi ad uccidere e a farvi seppellire quel bambino candido che eravate e che era un tutt’uno con tutti gli altri della famiglia, quel bambino che esisteva prima di aprire quella porta e di guardare fuori, quel bambino che sareste inevitabilmente costretti a escludere, nel caso in cui, voi decideste di prendere atto che, fuori, il nulla non c’è.

Diventereste disillusi in un solo gesto confondendo questa disillusione in maturità per tutta la vita, diventando “precocemente adulti”, ma in realtà sareste soltanto dei traumatizzati.

Potrebbe anche succedere, però, che non siate voi a trasgredire le abitudini, ma che qualcun altro vi accompagni a vedere come stanno le cose.

Potrebbe accadere, quindi, che anche una sola persona della vostra famiglia “assoluta”, per esempio un fratello, vi racconti, ad un certo punto, che tutto ciò che vi hanno raccontato è soltanto una bugia e che esiste qualcosa fuori da quella porta.

Se, inoltre, vi accompagnasse o vi sollecitasse ad aprirla, potreste provare sentimenti contraddittori verso di lui, che scuoterebbero quella fedeltà che vi ha portato per tanti anni a sentirvi al sicuro dentro un paradigma unico, certi che mai avrebbe osato confondervi e farvi sentire nel dubbio.

E, invece, ora, quel fratello, vi accompagna al dubbio e quell’io, quell’unico io che avete conosciuto grazie alla certezza, tradisce proprio quel principio che vi aveva fatto sentire immortali: l’immagine della realtà così come ve l’avevano raccontata le persone in cui avevate assoluta fiducia e fedeltà. Quel fratello potrebbe subito diventare: “cattivo”, “demoniaco”, “ombroso”. Diventerebbe il vostro nemico numero uno.

In sostanza, conoscereste per la prima volta la morte, quella morte di cui la vostra mano è macchiata di sangue, quella morte di una parte di voi e, di conseguenza, odiereste chiunque fosse coinvolto nell’attivazione di questa terribile esperienza, che lui o loro, sia o siano, innocenti o no.

Se, quella stessa cultura, di cui scrivo all’inizio, che reputa la fiamma spirituale “inesistente” e, al contempo, “pericolosa” (che già di per sé è una contraddizione), non dovesse acconsentire a una simile necessità, cioè a quella necessità, di alcune persone, di aprire quella simbolica porta che accompagnerebbe fuori dalle mura sicure di casa, e di guardare fuori cosa ci sta, sempre quella cultura, potrebbe, inoltre, sentirsi anche in “dovere” di difendere ciò che reputa essere “luogo sicuro” di indagine di ogni curiosità umana, ovvero di difendere ciò che lei definisce: “scienza”, questa, cioè, altrettanto simbolica “casa sicura” di cui si farebbe guardia del corpo.

Si creerebbe una normale reazione, di quegli anticorpi di quel sistema, a farvi fuori, più o meno esplicitamente.

Questo avverrebbe sempre da parte di “quella cultura”, dimenticando contemporaneamente che, la stessa scienza, è un insieme di concetti e di conoscenze che sono diventati modelli riconosciuti (dalla stessa comunità scientifica o da una sua parte influente), per poi essere sostituiti, dopo qualche tempo, da nuovi paradigmi, con delle rotture e delle rivoluzioni che spesso, più che ampliare o migliorare il risultato raggiunto in precedenza, lo hanno realmente ucciso, seppellendolo con nuovi formulati e nuove teorie.

La conoscenza è fatta di rivoluzioni e non di devozioni.

Il tema del tradimento e della rottura della simbiosi è l’equivalente di qualunque trauma costruttivo della personalità nell’ambito psicologico. Come nella formazione del carattere e della personalità, anche nella connessione viva con la propria fiamma spirituale, non tutte le anime incontrano il tradimento dell’innocenza come fatto necessario alla loro stessa libertà, definizione e scopo. In molte lo vivono proprio come un trauma.

In alcune, il bambino innocente recrimina questa difficoltà e incolpa Dio o chi per Lui per l’avvenuto “incidente” o “punizione”. La rabbia verso Dio è il rifiuto del cosmo così com’è fatto, è la paura che domina sulla vita, è il risentimento che guida il cuore, è l’indagine prima dell’esperienza. La rabbia verso Dio si manifesta con un forte senso di giustizia, un idealismo schiacciante, un moralismo efferato. E questo significa: tanta sofferenza.

Ci sono anime che sentono la fiamma fin da piccole, percepiscono la continuità con il mondo spirituale fin dalla loro nascita. Intravedono un “prima della vita” e un “poi oltre la morte”.

Ci sono anime che nascono con una grande fiamma ma che durante la vita ne perdono il contatto.

Ci sono anime che sentono queste meta-emozioni e ne rifuggono.

Altre se ne occupano saltuariamente, rimandando la questione a dopo la morte.

Ci sono anche anime che non hanno la fiamma o che l’hanno talmente piccola e trascurata che hanno preferito farla spegnere.

Ci sono anime che non ce l’hanno o che pur avendola piccola riescono ad accenderla, a renderla viva a conservarla e anche a darla.

Ma in ogni caso, il tema del tradimento e del trauma, è l’unico modo che la fiamma ha di farsi riconoscere e di dire: “io ci sono”, distogliendo l’attenzione dell’uomo dal mondo esterno delle ombre.

La condizione peggiore è possedere una grande fiamma e ignorarla, o viverla come un ostacolo alla propria libertà, felicità e fortuna.

In generale, si può dire che la fiamma è un vero e proprio organo vitale. In una visione del cosmo, in cui ogni cosa esistente mantiene una radice spirituale, la fiamma è proprio il contatto con quella radice.

Un contatto interrotto, soppresso, inconsapevole o conflittuale con quella radice prevede una serie di conseguenze che va dai toni più bassi del vivere una vita in bianco e nero senza vitalità né ardore, al vivere un’esistenza fatta di richiami continui a quella fiamma: incidenti, malattie, percorsi di vita insoddisfacenti, sofferenti e pericolosi.

Tutto comincia, si definisce e finisce nel modo in cui impariamo a relazionarci con lei, a capire che facciamo parte di un meccanismo ampio e complesso al quale l’ego con le sue paure e arroganze si oppone categoricamente.

Ma come si è manifestata in voi la fiamma spirituale? Lascio, quindi, a voi clienti, lettori e lettrici questa domanda e torno alle mie faccende domestiche, aspettando di poter leggere le esperienze interiori con la vostra fiamma spirituale.

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Un caro saluto, Monia Dell’Aquila.

Foto di Merlin Lightpainting: https://www.pexels.com/it-it/foto/luce-leggero-moda-persona-11167639/

1Esiodo, Teogonia, a cura di Gabriella Ricciardelli, Milano, Fondazione Lorenzo Valla Mondadori, I edizione, novembre 2018, p. 17.