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La linea del tempo: il concepimento

Carissimi lettori,

non so voi ma la vostra allegra scompigliatrice sta vedendo questa estate impaziente correre ai primi posti in riva al mare mentre ancora nei cassetti si azzuffano i maglioni e le felpe.

Allontanandosi dal caos delle relazioni vuote e senza significato e sempre più nuotando in una corrente alcalina che le chiede di uscire da tutto ciò che le sembra scomposto – e, talvolta: decomposto -, la donna alla fine di questa penna, miei adorati, ha deciso di tuffarsi sempre di più nelle radici di una certa questione che ha a che fare con “l’amore” e che, alla soglia del quinto decennio della sua vita, come dicono al sud: “non le scende più” né con un sorso d’acqua né con una botta violente sulla schiena.

Negli ultimi giorni, attraverso un bellissimo esercizio corporeo che si chiama: “La linea del tempo” (proposto al mio gruppo di meditazione Huna , di cui potete osservare le immagini sulle mie pagine di Instagram e di Facebook) ho portato in luce il momento del mio concepimento e quello delle mie compagne di Kokua. 1

Vi garantisco che, questo esercizio che consiste in una passeggiata ideale dal presente al momento del concepimento, non è stato proprio una passeggiata, detta metaforicamente, soprattutto dopo, durante l’elaborazione dell’esperienza.

Ma, nonostante il fatto che si tratti di un esercizio forte, lo consiglio comunque a chiunque, sia che ci si trovi all’inizio di un progetto creativo della propria vita che riguardi l’amore, il lavoro o un figlio sia che riguardi il superamento di un blocco interiore.

Quando si parla di concepimento è dovuto premettere che, nell’ambito delle relazioni biologiche umane, non si può parlare di concepimento se non si parla di uomo e di donna.

Siamo indiscutibilmente nel campo dell’accoppiamento eterosessuale. Lasciatemi passare questa precisazione.

Dal punto di vista sociale, uomo e donna hanno sempre vissuto sotto l’influenza di un vecchio ordine implicito su come “si dovrebbe essere in coppia” (sia che si sia uomini che si sia donne) che ha influenzato i loro comportamenti e le loro aspettative e che tuttora li influenza.

Entrambi hanno pensato di dover aderire a un modello ed entrambi hanno preteso che l’altro aderisse al proprio di modello, più o meno inconscio.

Schiacciati tra un corridoio serrato alle spalle e un portone chiuso davanti, i due custodi principali della vita, l’uomo e la donna appunto, camminano insieme, talvolta diventando un’unica cosa fino a perdersi l’uno nell’altro, talvolta senza guardarsi mai.

Allo stesso tempo, in una fase tumultuosa come quella che stiamo vivendo, di veloce trasformazione dei modelli relazionali e familiari classici, molte forme di “amore” stanno cercando nuovi equilibri e nuove possibilità di espressione, sia sessualmente che socialmente.

Ma tutto ciò che esce dalla “coppia uomo-donna eterosessuale”, nel più esplicito senso biologico, non è nel campo del “concepimento” naturale.

Fuori da questo campo, poi, il modello di sociale coppia “uomo-donna” sta nuotando in mezzo a tante nuovissime organizzazioni affettivo-familiari, che non hanno a che fare con il concepimento e che danno tantissime possibilità relazionali: coppie omosessuali, coppie aperte, relazioni stabili a tre, etc… Per non parlare dell’organizzazione affettivo-familiare che prevede diverse forme di gestazione e genitorialità. Che, ripeto, sono fuori dall’ambito del concepimento naturale.

Chiarito dove siamo, quando la sottoscritta parla di coppia uomo-donna non si riferisce nemmeno alle coppie costruite sull’intenzione di dividere gli affitti, di gestire la prole o di soddisfare le aspettative sociali, ma alla dimensione di partenza, innanzitutto erotica e amorosa, che non significa necessariamente superficiale ed effimera, né immorale o inconcludente.

Parliamo di quella attrazione che parte dal corpo, dall’intelligenza viscerale, dalle emozioni e dai sentimenti ovvero da tutto ciò che esula dalla logica dal concetto di “contratto”.

Sembra che al primo manchino le fondamenta e al secondo il tetto.

Una certa visione separata abbastanza comune pone questi due aspetti della coppia in un’immagine impossibile da guardare in un’unica fantasia. Da questa crisi dell’immaginazione proliferano modelli completamente polarizzati: o storie di coppia dettate dalla passione e dall’emotività o storie di coppia dettate dall’impegno e dal senso del dovere.

Infatti, quando si parla di vero amore, ovvero di metamorfosi e caos, quasi sempre ne si deduce la sua incompatibilità con l’aspetto costruttivo della questione.

In taluni casi, sembra che l’amore quello istintivo, spontaneo, fisico, sentimentale, ma anche divino, fatale, eccitante e “naturale” sia completamente incompatibile con quello ragionato, tiepido, calcolato, strutturante dell’amore “sociale”, laddove per amore sociale intendo quel genere di coppia che non turba, che non scuote, che non sovverte gli equilibri di nessuno dei due: delle loro famiglie e dell’ordine sociale, delle mentalità degli altri soprattutto.

Rendere compatibili questi due volti e rendere partecipi questi due custodi della vita – l’uomo e la donna – a un progetto di passione, di fiducia, di rispetto e di autentica conoscenza e costruzione paritaria dove entrambi apportano qualcosa di sé al campo comune, oggi, sembra più difficile che costruire una bomba nucleare. Ma forse, lo era anche ieri.

Alla luce di questa enorme difficoltà, rimane che – come già detto – nella loro complessa relazione ancestrale, essi, tanto, a volte, possono unirsi fino a diventare una cosa sola e tanto possono camminare vicini per una vita senza capirsi mai, né amarsi mai.

Siamo abituati a pensare alla personalità di entrambi come a qualcosa di autonomo: liberi di percepire, di pensare e di scegliere.

In una visione olistica, invece, entrambi, in via separata, possono essere osservati come un processo vivente che nasce da una continuità più ampia, simile a un frutto che prende forma da un albero.

Il frutto non esiste separato dal ramo, dal tronco, dalle radici. Riceve nutrimento dalla terra, aria dall’ambiente, luce dal sole. Allo stesso modo, sia l’uomo che la donna portano in loro una storia che precede la propria coscienza individuale e che supera la narrazione che comprendono di se stessi.

Giungono a incontrarsi nella coppia senza mai essere davvero soli o davvero se stessi, ma portano tutto il loro vissuto consapevole e inconsapevole sviluppando sull’altro proiezioni, aspettative, disordini di ogni tipo, confondendosi, catturandosi reciprocamente nella propria rete.

Nelle Costellazioni familiari si vede anche come nella relazione di coppia si entra nell’irretimento dell’altro.

Ho conosciuto una cliente a cui sono morti in età giovane due fidanzati, in entrambi i casi, di malattie violentissime.

Durante una Costellazione entrambi sono entrati nel campo morfico del nonno della cliente, scomparso in guerra, probabilmente morto dissanguato perché entrambi i fidanzati hanno subito mortali emorragie interne, manifestando un sintomo molto chiaro e ripetuto.

Queste osservazioni, miei adorati lettori, riguardano sempre il campo morfico, ovvero quel campo delle anime dove passato, presente e futuro si intersecano in movimenti non lineari, dove i fatti sono risonanze che si ripetono, dove le onde della coscienza: Beta, Theta, Alfa e Gamma creano energia che si stabilizza e che diventa, poi, storia vera.

Già dal concepimento di un individuo, si crea un passaggio in cui convergono elementi biologici, emotivi, relazionali e sociali dei suoi genitori. In una lettura olistica, questo evento non è soltanto un processo fisiologico, ma anche un incontro di storie, intenzioni e stati interiori.

La visione olistica, quindi, interpreta questa unione anche come un incontro tra due sistemi complessi: due storie familiari, due mondi emotivi, due campi relazionali.

In questa prospettiva, il corpo non è solo materia, ma anche esperienza vissuta e memoria incarnata.

In questa visione, lo sperma può essere interpretato come principio attivo, impulso generativo e movimento verso la manifestazione; mentre l’ovulo può essere compreso come principio ricettivo, spazio di accoglienza, colui che dà una forma.

Queste non sono descrizioni biologiche in senso stretto che riducono il tutto a un mero fatto fisiologico, ma letture simboliche dei principi maschile e femminile nella loro dinamica originaria e nella loro manifestazione fisica, da cui tutto il resto ha inizio.

Esercizio

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Osservazione del principio maschile e del principio femminile

Chiudiamo gli occhi e portando l’attenzione sul respiro, chiediamo alla mente razionale di farsi un po’ da parte e ci apriamo all’ascolto profondo del corpo.

Immaginiamo che dentro di noi possano esistere due qualità complementari: una più attiva e strutturante, e una più ricettiva e accogliente.

Possiamo anche usare una rappresentazione simbolica: immaginare la parte destra del corpo come espressione del principio maschile, e la parte sinistra come espressione del principio femminile.

Per aiutarci possiamo pensare a nostro padre posizionato a destra, dietro la nostra spalla e nostra madre a a sinistra, anche lei dietro di noi.

Chiudendo gli occhi, portiamo l’attenzione a queste due aree del corpo, senza forzare nulla: la destra e la sinistra.

Notiamo prima di tutto le sensazioni fisiche: temperatura, tensione, vuoto, pressione, movimento o immobilità.

Poi lasciamo emergere la dimensione emotiva che accompagna queste sensazioni. A volte può essere chiara, altre volte sottile, confusa o apparentemente assente.

Non serve interpretare subito. Stiamo.

Se una zona del corpo porta con sé un’emozione, possiamo provare semplicemente a riconoscerla senza nome: può essere apertura, chiusura, paura, fiducia, rabbia, dolcezza, resistenza, vulnerabilità.

E mentre osserviamo, può emergere anche la relazione tra ciò che sentiamo e il modo in cui siamo abituati a “stare” nella vita.

Se non percepiamo differenze, non significa che “non riusciamo”. Significa semplicemente che in questo momento il corpo non sta distinguendo chiaramente queste qualità, oppure che l’attenzione sta ancora imparando a stabilizzarsi nell’ascolto.

Vi siete mai chiesti come ideate la vostra vita e come la trasformate poi in realtà? Vi siete mai osservati mentre un’idea di vita nasce dentro di voi e, lentamente, cerca un modo per diventare reale?

E mentre osservate questo movimento interno, potete accorgervi di come il corpo partecipi a ciò che state vivendo? Non solo attraverso i pensieri, ma attraverso sensazioni, tensioni, aperture e movimenti sottili..

Il modo in cui vi orientate nella vita non è solo mentale: passa anche dal corpo e dalle tracce emotive che il corpo porta con sé.

In una lettura simbolica, questo intreccio può essere messo in relazione con il vostro inizio, con il momento in cui la vita ha preso forma attraverso l’incontro dei vostri genitori: il concepimento.

Possiamo accogliere questo momento come immagine originaria, come primo scenario in cui la nostra esistenza ha iniziato a organizzarsi come esperienza.

Se ci giungono sensazioni di poco spazio forse al momento del concepimento, i nostri genitori stavano attraversando preoccupazioni economiche, distanza emotiva, mancanza di fiducia o di rispetto reciproco.

Se percepiamo di non essere visti, forse uno dei due in quel momento si sentiva così.

Riconoscere queste sensazioni che il corpo rilascia significa liberarsi da qualcosa che ci condiziona su un piano profondo.

Ma non immaginiamo: facciamo, sentiamo.

Infine, portiamo le nostre mani incrociate sul petto e raccogliamo le nostre impressioni e sensazioni arrivate durante questo semplice esercizio. Non giudichiamo ciò che abbiamo sentito o ciò che non abbiamo sentito. Quello che ci serve è arrivato. Apriamo quindi gli occhi con amore e torniamo alla nostra vita di sempre con calma.

La vostra allegra scompigliatrice vi saluta e vi ricorda che è presente online con le Costellazioni Familiari, l‘Ho’oponopono e le tecniche di libertà da emozioni dolorose e credenze limitanti.

1 Gruppo di pratica spirituale di Ho’oponopono e filosofia Huna.