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La profezia del Natale: memorie e credenze a tavola

Carissimi miei amati lettori, concedetemi subito un’ammissione un po’all’allegra scompigliatrice quale sono: una mia imperdonabile tendenza all’assenza mentale, emozionale e fisica mi ha seduttivamente catturata in un’affaccendata raccolta di dati utili al mio personale cammino.

Certo, so che molti di voi che si stanno occupando di manifestazione sanno benissimo che i dati e le memorie sono più una trappola che altro e che la fiducia e la gratitudine nei processi sono due sentimenti potentissimi al di sopra di ogni conoscenza.

La vostra allegra scompigliatrice, però, dedica molto tempo al riconoscimento delle memorie perchè le memorie possono comunque influenzare e irretire la coscienza soprattutto se sono nascoste.

Le memorie (costituite dalla storia personale, familiare e sociale) costruiscono credenze e le credenze sono il DNA della realtà, ovvero la narrazione di quel copione che attiviamo inconsapevolmente con la nostra sola presenza, nonostante ci sia ostile. Un copione si attiva già nel desiderio, poi nella percezione della reltà e poi, alla fine nell’azione. Le memorie non sono ospiti indesiderate, ma fanno parte di un processo che ha come scopo la manifestazione del nostro essere spirituale più profondo e si ripetono non per individuarci e basta ma anche per sostenerci in un sentimento di cieca e totale fiducia del processo.

E come un abile arciere che prepara il suo tiro molto prima di scoccare la freccia, eccomi qui, mentre posiziono la freccia nel punto di incocco, a osservare che, in questo periodo dell’anno, quando le forze spirituali sembrano farsi più amiche della Terra, un certo copione ha trovato finalmente la sua scena: la profezia del Natale si è compiuta!

Tra un brindisi e una tensione generale, di chi scappa di qua e di là per aggregarsi chi con gioia e chi con fatica, le anime di questo Natale, come foglie sull’acqua che galleggiano, si sono “sistemate per le feste” intorno a ciò che più le nutre. E non parlo solo di cibo, ovviamente, miei cari lettori.


Quando ormai quasi tutti i pezzi hanno trovato il loro posto nel puzzle — anche se, vi avviso con un certo mistero, che il quadro non è ancora pronto per essere appeso al muro — io mi sono goduta con gusto moltissime scene di certi prevedibilissimi teatrini, che col finire delle feste si scioglieranno come neve al sole. E spero un bel sole, perché amici miei, qui piove ed è grigio costantemente da due mesi…

Ma torniamo alla penna che oggi vi vuole dire qualcosa di utile, visto che più volte sono stata ammonita di essere una chiacchierona che si perde in cose inutili…

Vi racconto cosa si vede nei campi morfici, cosa che molti di voi già sanno intuitivamente perché le informazioni stanno correndo molto veloci.

I sistemi sociali, come le famiglie o le comunità, sono organizzati secondo gerarchie spesso inconsce e invisibili (ma di fondamentale importanza) che regolano relazioni, ruoli e poteri all’interno del gruppo.

Non si tratta di cattiverie o complotti malefici, anzi: queste gerarchie servono quasi sempre a mantenere un equilibrio e una stabilità, altrimenti verrebbe il caos che non tutti i gruppi sono in grado di gestire come opportunità di evoluzione senza spargimenti di sangue.

Ho proprio visto, cari miei che ancora soffrite psicologicamente per questi genitori che non vi vedono, che tutte quelle piccole (o grandi) forme di svalutazione nelle relazioni, le esclusioni di qualcuno e il non vedere l’altro, altro non sono che tattiche per mantenere in vita una certa mentalità e, quindi, una certa gerarchia che si crede indispensabile per la difesa del sistema in cui siete.

Riconoscere questa gerarchia subconscia che come un recinto protegge la vita dei sistemi è un colpo da maestro: scioglie in un attimo tutte quelle dolorose catene psicologiche che ci incatenano nella mancanza e nel bisogno di essere visti.

Liberatevi: siete soltanto sotto una forza che vi vuole proteggere troppo, fino a impedirvi di essere autonomi. E sappiate che spesso, anzi sempre, anche voi siete identificati con questa forza.

Potreste perfino scoprire che quella, o che quelle persone del vostro gruppo sociale o familiare, che vi svalutano o che non vi vedono sono, in realtà, impegnate in un’opera di fedeltà silenziosa a questa gerarchia familiare che le domina più di quanto si immagini. L’elemento nuovo è pericoloso per la stasi e le protezioni agiscono silenziosamente e profondamente nelle menti.

Per noi anime un po’ irregolari, innamorate della vita e della sua bellezza, il vero problema scatta quando queste strutture diventano rigide, impermeabili dentro di noi, bloccando così quel meraviglioso processo di trasformazione e crescita che dovrebbe essere la linfa vitale di ogni gruppo, e che, invece, crea solo insoddisfazione, sforzo senza piacere, fino alla malattia.

Non avere la possibilità di esprimere la propria Luce ma essere incastrati in un sistema che ci vuole guardiani della stasi, può, per alcuni di noi, diventare una faccenda da risolvere.

Arriviamo dunque a uno dei temi più importanti del divino femminile: la coppia, l’uomo e la donna. Due esseri che non appartengono allo stesso clan e che vogliono compiere una sintesi armonica delle loro diversità. Non è meraviglioso? Eppure, nella coppia, c’è ancora chi vuole che il proprio partner sia sotto la gerarchia della propria famiglia, altrimenti è un “estraneo”.

Da qui, signori miei, si aprono diverse deduzioni freudiane come l’incesto e la moralità…temi che ovviamente sorvolo perchè qui, l’aspetto psicologico non è al sicuro.

Invece, olisticamente parlando, il rapporto di coppia tra uomo e donna è forse l’ingrediente segreto del destino dell’umanità, ma, cari miei, la vostra allegra scompigliatrice sta guardando bene nella palla di vetro e quello che vede e che vi racconta parla di questa gerarchia familiare invisibile che influenza profondamente il modello di coppia che conosciamo e quindi, l’amore, luogo sacro di metamorfosi, che in mezzo alla stasi ci sta come un bastoncino findus nella crema chantilly (guarda Doctor Who, serie 5, episodio 1, The Eleventh Hour).

Chiudendo gli occhi, ma con la visione del cuore, la coppia emerge come la relazione più importante nel sistema sociale, quella che sostiene la vita stessa. E lo dico in tutta semplicità: se muore un bambino o un anziano, la vita procede, ma se la coppia si spezza, la vita stessa è in pericolo.

Non è un mistero, questa necessità è perfettamente compresa da quella coscienza semplicemente biologica che organizza i sistemi e che tanto piace alle anime stolte.

Ecco perché, spesso, nella famiglia si compie un sacrificio inconscio: i più piccoli — bambini, piante, perfino i minerali — si fanno carico come dei teneri “assorbenti” emotivi della coppia, raccogliendo e trattenendo tensioni altrimenti esplosive.

La coppia capace di portare avanti la vita genera un vero e proprio campo di coscienza condiviso: uno spazio dove la crescita e la consapevolezza possono fiorire, se i partner sono presenti e padroni di sé. Altrimenti, diventa il teatro di vecchie memorie e schemi ripetitivi, dove l’irretimento è la regia invisibile.

Molte coppie, fedeli a modelli e ferite dei loro antenati, scelgono di spegnere la propria energia vitale e spirituale per mantenere quella fragile stabilità familiare, a discapito del loro equilibrio emotivo e della vitalità erotica.

In quei casi, l’essere spirituale dei partner si adatta a forze protettive che difendono la stasi, restando imprigionato nella mera sopravvivenza anziché fiorire in tutta la sua gloria. Esistono coppie che a vederle non esprimono nessuna vitalità: persone vicine, assemblate, come due complici che si intendono su un progetto comune subconscio che, in realtà, vive grazie a loro. Sono al servizio della gerarchia subconscia familiare.

Immaginate di essere testimoni di due persone, che in teoria dovrebbero guardarsi, conoscersi, prendersi, perdersi e lottare amorevolmente. Ma anche giocare. Immaginate l’amore come quella situazione che in coppia permette a queste due figure di giocare teneramente e al sicuro, l’uno con l’altro, vicini, nella fiducia e aperti all’evoluzione.

Ecco, questa immagine ha lasciato il posto all’associazione nella maggior parte dei casi. Vi siete chiesti perché? Io si.

I tradimenti, le triangolazioni, la vita sessuale dissociata o vissuta al di fuori della coppia, i mondi segreti o quegli spazi “proibiti”, che molte anime vivono di nascosto rispetto ai ruoli sociali, non sono altro che espressioni di un mondo interiore più ampio e segreto, che il modello di coppia tradizionale non vuole includere nella coppia perchè settato sulla sopravvivenza.

Il vivere con identità multiple o “doppie” è anch’esso parte di quel sacrificio e di una fedeltà, spesso inconsapevole, agli antenati. Si dice: “è normale”. oppure: “Così è sempre stato fatto e così si fa”.

Sapete quante volte la vostra allegra scompigliatrice si è dovuta subire quei giudizi veloci di anime sofferenti e irretite che sentendosi nella “normalità” le hanno dato della “strana” o della “complessa”?

Eh, vi garantisco che dire: “stai attento perchè stai cadendo nel tombino” può svelare le votre priorità e, quindi, fa suonare l’allarme collettivo. Ma che ci volete fare, anche io talvolta mi faccio trascinare dal desiderio di lanciare una corda a chi non si accorge del precipizio che ha davanti e della montagna che lo blocca dietro…

E, non vi nascondo che anche io, istintivamente, non amo gli avvisi…

Bene miei cari, ci siete? Poche chiacchiere, andiamo avanti…

La società, pur amando l’istituzione della coppia e incoraggiandola perché è ateneo biologico della vita, ne limita al contempo il potenziale di trasformazione. Perché?

Perché la paura di evolvere dentro la coppia, di conoscersi veramente — sessualmente, psicologicamente ed emotivamente — è una paura che la società non vuole ancora affrontare. Si teme di tradire qualcosa o qualcuno. Chi? La memoria subconscia di nonna che affranta e stanca arrivava alla sera e cucinava per tutti togliendosi dalla bocca il pane per darlo ai figli. Nonno che in guerra ha passato la notte in trincea con l’amico morto, al freddo e alla fame…ecco, ombre che ci ricordano di chi ha sofferto per ciò che abbiamo.

Eh no, cari amici, i “problemi” sono una scusa eccezionale per non incontrare chi siamo. E quei problemi sono loro, i nostri antenati che si siedono come ombre nella nostra mente e sono un’ottima scusa per non combattere. Si, combattere…(PS. ho visto Avatar 3)

Così, la coppia come luogo di crescita, erotismo e trasformazione viene esclusa e negata. Meglio, molto meglio “l’associazione”. Comoda soprattutto. Metti il pilota automatico e vai…

Oh! Oh! Oh! Direbbe Babbo Natale sul tetto durante la notte santa!

Questa limitazione ha radici profonde: una fedeltà inconscia a chi, nel passato, ha sacrificato se stesso per mantenere la stabilità. E, allora, lo spirito della massaia e del capo famiglia che a Natale scende su di noi come neve che allieta il cuor, diventa un ottimo rito di celebrazione delle anime passate…

Per poi, alla fine dei fasti, ritrovarsi a vivere il proprio sentimento da soli una volta compiuto il dovere, cioè il teatrino di cui vi raccontavo, perfettamente compiuto, tornando ognuno ai propri mondi segreti.

Per questo, la società si ritrova prigioniera di schemi antichi e paure, impedendo al desiderio e alla crescita di sbocciare come dovrebbero. Ancora non si vede traccia del nuovo modello di coppia uomo-donna. Il modello sta soffrendo e i suoi due custodi principali, l’uomo e la donna, stanno pensando di non mettersi in campo…il campo energetico della coppia, amici miei, è ancora un disastro. Lo vedo nei campi morfici.

Le tradizioni sono belle e scaldano il cuore, se vissute con autenticità, connessione, rispetto e unità. Ma quando vengono messe in scena per poi scollarsi subito dopo in una solitudine ancora più grande, ecco miei cari lettori, la vostra allegra scompigliatrice vi mette in guardia. Prima fate la vostra strada bene, anche se solitaria e non ingannate nessuno per le inutili “coperture” sociali, perchè questo ha un prezzo.

Intere comunità e famiglie vivono i momenti simbolici più intensi — Natale, feste, domeniche, grandi passaggi come la morte o la nascita — come un omaggio profondo alle anime che nel passato si sono sacrificate per portare avanti la famiglia. Questo serve ad alleviare il dolore del non essere allineati.

Questi riti sono un modo per onorare abitudini, a volte costruttive, a volte meno, che tengono insieme il sistema e, in un certo senso, lo coccolano. Ma non lo fanno crescere.

Una volta spenti i riflettori delle cerimonie, si apre uno spazio di respiro più autentico, che può portare a due vie: il disagio e il caos, oppure un desiderio ardente di conoscersi soprattutto attraverso l’altro, che è la nostra anima.

Questa danza di attrazione e repulsione, di legame e lotta interiore, è ciò che chiamiamo irretimento: quel filo invisibile che ci trattiene ma ci spinge, tutto insieme.

Quando una coppia si blocca in uno schema fisso, mantenuto con forza e fatica, attorno a lei si crea un ambiente difficile da cambiare.

In questo spazio, figli, piante, animali domestici e persino la casa raccolgono e custodiscono desideri, emozioni e pensieri nascosti o non espressi dai partner.

A volte, questo peso diventa così grande da provocare problemi di salute nei figli o altri segnali di disagio. La malattia, in generale, alberga proprio qui.

Tutto questo accade perché la coppia teme il cambiamento e si aggrappa a vecchi modi di essere, che però bloccano la crescita e la gioia di tutti.

Dal punto di vista biologico e istintivo, se muore un bambino o un anziano, poco male, la vita va avanti; ma se la coppia si spezza, la vita stessa è minacciata.

Questa verità è profondamente radicata nella coscienza che regola i sistemi.

Ecco perché, nel sistema familiare, spesso si compie un sacrificio inconsapevole: le creature più piccole — minerali, piante, bambini — diventano i teneri “assorbenti” della coppia, risorse naturali di energia che contengono e trattengono.

Com’è stato il mio Natale? Ho pregato molto…

Tanti cari auguri per il nuovo anno a ognuno di voi, la vostra allegra scompigliatrice vi saluta e vi ricorda che sono disponibile per le Costellazioni Familiari Individuali Online (ora anche in acqua, con le Costellazioni Fluviali), per le tecniche di libertà da emozioni dolorose e credenze limitanti.

Per alcuni di voi, PS: “Le informazioni in acqua corrono veloci”dal film Avatar 3.

Buon anno carissimi lettori!