statistiche web
Skip to main content

Le due sorelle che non vorreste incontrare (ma che vi cambieranno la vita)

Miei amatissimi lettori,
sapete cosa accade, a volte, nelle più idilliache mattinate? Quando la luce del sole vi carezza il volto, l’aria profuma di promesse e voi, leggeri come piume, vi concedete una passeggiata in quella piazza che pare uscita da un dipinto?
È proprio allora, quando tutto sembra scorrere liscio, che compaiono loro: due sorelle. Non due amiche — per fortuna! — ma due presenze di antica conoscenza, abbastanza vicine da non poterle ignorare e abbastanza estranee da rendere il loro abbraccio un’improvvisa trappola sociale.


Vi prendono sottobraccio con la grazia di dame di compagnia e, nel mentre, vi sussurrano all’orecchio insinuazioni sottili, domande giudicanti e inviti a vedere il mondo solo dalla loro ristretta prospettiva. Voi, ovviamente, sorridete: ché nessuno vuole sembrare scortese. Ma dentro vi sentite improvvisamente più pesanti, quasi imprigionati in un ruolo che non avete mai chiesto di recitare.


Ebbene, miei cari, sappiatelo: quelle due sorelle potrebbero essere come i dolori della crescita che arrivano proprio quando cercavate solo pace e soddisfazione: il peso e la solitudine. Qualcosa di pesante, da affrontare in solitudine, vi cattura. E anche se, da un punto di vista umano, la sofferenza non ha alcun senso, la natura ci insegna che sempre qualcosa di vecchio muore, mentre la vita trova ancora una volta la sua strada.


Chiunque scelga di avanzare nel cammino della coscienza e di affrontare “il mattino della vita” le incontrerà, inevitabilmente, quelle sorelle. Non sono maligne, oh no. Sono solo insistenti. Vi si attaccano al braccio con apparente innocenza e, da quel momento, vi trascinano in una solitudine più densa e in un peso inatteso.
Così, mentre vi dibattete tra il desiderio di libertà e la stretta educata di queste due signore, accade il paradosso: proprio attraverso la loro compagnia forzata inizia il movimento che vi porterà più lontano di quanto abbiate mai immaginato.


E qui mi permetto un piccolo appunto – sì, proprio a voi, gentili lettori. So benissimo che la meditazione non rientra nel vostro taccuino quotidiano e che la preghiera la delegate, se va bene, alle festività comandate. Così come so che, davanti a qualsiasi enigma dell’anima, preferite afferrare la spada lucente della razionalità e brandirla con vigore, convinti che basti un “perché?” ben piazzato per mettere in riga l’universo.


Ebbene, lasciate che vi sveli un segreto: l’universo ride. Ride di cuore, quando vi vede così impegnati a costruire mappe perfette per orientarvi in territori che, in realtà, non hanno molte strade.
Se voi faceste pratica come si deve – e qui intendo una cosa semplicissima: un po’ di meditazione, un tocco di preghiera o, se posso osare un suggerimento ancora più abbordabile, persino cinque minuti al giorno di ho’oponopono – sperimentereste subito ciò che sto per dirvi.
Mi riferisco, naturalmente, soltanto ad alcuni di voi – oggi molti! – che hanno deciso di accogliersi senza costruire sulle proprie ferite la forza fittizia del controllo e delle maschere.


Scoprireste, ad esempio, che quando ci sentiamo soli, bloccati e appesantiti, la nostra energia vitale si sta ritirando dal mondo non per punirci o per abbandonarci, ma perché desidera ritornarvi in un modo diverso. La sofferenza è sempre un invito a tornare diversi.
E mentre questo accade, viviamo nelle ombre e nell’angoscia. Ed è proprio qui che quelle due sorelle diventano parte del progetto ultimo: accogliere qualcosa di nuovo e restare pronti davanti a quel passato che non possiamo più essere. Siamo, in un certo senso, obbligati a questo rinnovamento: le forze della Natura e della Divinità non ci lasciano scampo. Pena: ammalarsi o congelarsi in uno stato di totale mancanza di vitalità.


E tutto quello che dobbiamo fare, quando ci troviamo sotto queste pressioni, è connetterci con questa volontà più grande, lasciando le mappe interiori che conosciamo per abbracciarne una nuova – e qui viene il bello – che non conosciamo affatto.
Capisco, naturalmente, la vostra difficoltà. Non meditate, non pregate, e così vi condannate da soli a non riuscirci. Eppure – ah, che sorpresa! – quando e se un giorno deciderete di entrare davvero nella pratica, scoprirete che persino la coscienza può nascere di nuovo. Perché, vedete, non si viene al mondo una sola volta: si viene al mondo tutte le volte che la Divinità desidera manifestarsi in forme nuove, originali e creative.
Dunque, non lamentatevi, miei deliziosi lettori.

E mentre il cielo riversa la sua pioggia inevitabile di copioni che si ripetono, colei o colui che passeggia con passo leggero, ma con cuore verace, pur prestando il volto alle recite del mondo, scopre un filo invisibile che la lega, o lo lega, agli altri.

E proprio ora che vi muovete tra le insistenti richieste di quelle due sorelle — sussurri, giudizi, e copioni che si ripetono con la puntualità di un orologio svizzero — c’è un piccolo segreto che pochi osano ricordare: come gli altri si comportano non è mai ciò che sono veramente. Oh no, miei cari, sono solo attori, portatori di ferite antiche e maschere indossate con grande maestria. L’essere umano, ve lo assicuro, è infinitamente più complesso e sorprendente di quanto il suo teatrino lasci intendere.

E qui arriva la seconda verità, ancora più dolce e crudele insieme: tutto ciò che subiamo dagli altri non ci definisce. No, no! Racconta invece qualcosa di loro, della loro sofferenza, delle loro carenze, dei loro drammi da palcoscenico. E se, inevitabilmente, vi ritrovate a offrirvi al loro ego, a danzare nei loro drammi o a prestare la vostra pazienza al loro piccolo teatro privato, ricordatevi: mai perdere di vista chi siete davvero. La vostra essenza rimane intatta se osate accoglierla e proteggerla, anche quando il mondo insiste a vestirvi di ruoli che non vi appartengono.

E così, tra sorrisi educati e sospiri segreti, impariamo la lezione più preziosa: si può partecipare al gioco senza esserne prigionieri, si può osservare senza assorbire, si può riconoscere il dolore altrui senza sacrificare la propria luce.
E, miei adorati lettori, questa — ve lo assicuro — è la più scintillante forma di libertà che possiate concedervi mentre quel filo vi tiene legati.


Un filo che passa, inevitabilmente, anche da quelle due sorelle — e da quel mondo che stanno cercando di raccontarvi con i loro bla, bla — che ci riporta tutti a un’unica responsabilità vitale, riconoscere che, persino dietro la maschera del personaggio più duro e spietato e dietro il suo comportamento, la domanda segreta resta sempre la stessa:
“Ma tu mi ami?”.

Con affetto a ciascuno di voi,
grazie di cuore per ogni vostro commento a questo blog che sto ricevendo! 💌
Vi ricordo che sono sempre presente online per Costellazioni Familiari e TAILE.

Con la consueta gioia (e un pizzico di sana irriverenza),
la vostra allegra scompigliatrice.

Foto di David Gallie: https://www.pexels.com/it-it/foto/elegante-passaggio-arcade-in-bianco-e-nero-33842543/