Manifestare con Ho’oponopono
Miei cari e adorati lettori,
ci ho messo un po’ a convincere la mia penna — e soprattutto lo spirito di questa allegra scompigliatrice che mi abita — a farsi avanti con grazia. Lei, lo sapete, scalpita, vuole scena, vuole attenzione; io invece, in questi giorni, desidero solo indugiare nella delizia di una vita lenta, lentissima.
Questa pigrizia si è seduta accanto a me… e tra noi due, l’aria è quella di due amanti che si ritrovano dopo anni: occhi negli occhi, sospiri infiniti, e un continuo ripetersi “quanto mi sei mancata”.
Sono pigra, sì. Lo sono sempre stata. Che bello!
E dichiararlo così apertamente è come togliersi i vestiti: una liberazione sublime.
Questo tempo vuoto, che ho desiderato per anni — questo regno di silenzio, noia sacra e spazio interiore — è arrivato. È qui. È mio. Lo sto abbracciando come si abbraccia una persona che è mancata tanto!
Sono in un processo e in una rete, dove mi sento di essere nel posto giusto anche se ancora devo capire bene cosa dare e cosa ricevere, ma di sicuro, in questo momento sto ricevendo più che dando! E ve lo racconto…
Mentre fuori piove da giorni, Netflix ha fatto strage del mio tempo libero: guardate la serie “Caterina la Grande”: tanto sesso (…) ma anche tante emozioni al femminile! Straordinario il personaggio dell’Imperatrice, soprattutto nell’aspetto del delirio quando il marito muore: la negazione del dolore e allo stesso tempo la realistica accettazione dell’essere morta tra i vivi, senza di lui.
E, la zia Elisabetta di Russia, nel suo vivere “olistico”: la scena di lei che parla con le farfalle e con il lupo… quanto fa Ho’oponopono!
Le scene delle tavole imbandite e dei gustosissimi dessert della serie TV devono aver svegliato il mio subconscio goloso, perché in questi giorni gli dèi della dolcezza hanno fatto visita alla mia porta con un’insistenza che nemmeno nelle migliori serate della corte di Russia si sono sognati dei dolci così.
Sono arrivati gli squisiti biscotti di Tania, modellati in cuori, stelle e fiori come piccoli talismani di pasta frolla, cioccolato e crema al pistacchio. È giunta la torta al cioccolato di Michela, così “scioglievole” che pareva voler fondere ogni pensiero in una nuvola d’amore (anche per chi mi sta MOLTO antipatico da un po’). Ah! E ancora… li conoscete questi dolci al miele pugliesi? Si chiamano: “purcidduzzi”… mia madre li ha fatti!!!
Ho cenato con Linda e Gisella a Villa Ottilia ( https://villaottilia.com/ ), sorseggiando un calice di prosecco su un fantastico divano in stile Winchester, mettendo sul tavolo delle idee, un po’ come tre Winston Churchill, le nostre conclusioni politiche sugli affari di cuore…
Ma poi, ho anche preso un caffè volante, e rigorosamente in pigiama, con Erika.
E dimenticavo che, anche il mio caro amico Salvatore, di lunedì pomeriggio mi ha portato in un piccolo bar al mare, facendomi uno splendido regalo di sfoglia al pistacchio. Insieme a lui abbiamo guardato anche una strana esercitazione militare sull’acqua al buio della sera, sperando che fosse un UFO, ma un po’, alla fine, lo era…
Ho assaggiato le focacce fatte da mia cugina Valentina, condivise al tavolo con la sua splendida famiglia.
Se qualcuno vuole assaggiarmi sono dolcissima (…) e soprattutto a forma di pandoro.
Ho persino ricevuto il regalo anticipato per questo Natale da mia madre e da mio padre: una nuova costosissima stufa, che scalderà ogni stanza del mio piccolo nido blu: un simbolo prezioso del calore dei miei genitori.
Come potrei non essere grata a questo inverno così generoso?
E poi ci siete voi.
Le ore passate insieme — online, al telefono, in pigiama o in piena presenza dell’anima — tra una Costellazione Familiare, un TAILE (https://www.studiomoniadellaquila.it/servizi/taile/ ) e un Ho’oponopono.
Diciamolo, care anime: il mondo digitale è una meraviglia. E quante di voi mi hanno vista con la tazza in mano, i capelli in libertà e zero voglia di abbandonare la sacra comodità dello stile Hygge!
Ed eccoci al punto in cui devo cedere il posto a lei, la penna dello spirito, la mia cronista invisibile.
Quella che osserva e riferisce, senza mai chiedere permesso.
Dunque, siamo all’inizio di un’epoca.
Non una stagione qualunque, ma un ciclo che durerà trecento anni.
Il divino femminile sta bussando, sta chiamando, pretende la nostra presenza.
E tutto ciò che facciamo insieme — le Costellazioni, il TAILE, le meditazioni, le intuizioni — serve a comprendere l’irretimento: quel misterioso campo di coscienza che intreccia la nostra vita con altre anime, in un disegno complesso e invisibile.
Dopo avervi introdotte al TAILE — delicata creatura nata dalle mie mani e ispirata all’EFT — oggi vi riporto nel cuore luminoso dell’Ho’oponopono, di cui già avevo parlato nel blog.
E permettetemi di dirlo nel modo più semplice e più chiaro come piace a me: l’Ho’oponopono insegna a pregare e insegna a manifestare.
Immaginate di partorire un bambino. Lo portate a casa, lo riponete con amore nella culla e questo bambino inizia a piangere. Ora immaginate che questo bambino è la vostra vita: lo nutrite, ma piange. Lo cambiate e continua a piangere. Lo prendete in braccio e piange. Ecco, a volte la vita è così, è qualcosa di illogico e irrazionale che non può essere affrontato con la forza di volontà o soltanto con i buoni principi. Ecco perché la preghiera, ecco perché l’Ho’oponopono.
Ho’oponopono è invocare le forze cosmiche. È chiamare intorno a quel bambino l’energia dell’amore della madre.
Si può praticare da soli — e si deve — ma nasce, come ogni danza sacra, per essere fatto almeno in due.
La parola Ho’oponopono significa “rimettere le cose al proprio posto”.
È un ramo della filosofia Huna, il “segreto della vita”, arrivato fino a noi grazie ai Kahuna, i custodi spirituali delle Hawaii.
Chi lo pratica con costanza inizia a intuire le leggi dei mondi spirituali, il potere creativo innato, e la capacità di trasformare energia in materia.
Prima però — e qui lasciatemi essere spietatamente sincera — bisogna riconoscere il processo inverso, e cioè che ciò che manifestiamo ora, anche ciò che non ci piace, nasce dai nostri nuclei energetici. Vanno visti, compresi, ricollocati. Non è un lavoro per tutti: soltanto per chi sente la fiamma spirituale!
Ma torniamo alla nostra pratica: secondo la filosofia Huna, ognuno di noi è co-creatore della propria realtà insieme all’universo.
E l’universo è Dio.
Desidero offrirvi questa esperienza perché ha davvero cambiato la traiettoria della mia vita: proteggendola, illuminandola, rendendola ricca e sorprendente persino nei momenti più bui.
Si può praticare Ho’oponopono da soli, certo. Ma in gruppo la sua potenza si moltiplica.
In cerchio, le connessioni diventano porte, e le porte diventano vie, e le vie conducono alla padronanza dei nostri organi spirituali.
Perché sì, miei adorati: questa pratica richiede una conoscenza fine degli organi dello spirito, delle forze cosmiche e dell’arte di sentirle, comprenderle e usarle senza lasciarsi ingannare dalla ragione.
Ho’oponopono è profondamente connesso al divino femminile: la forza della comprensione che non passa per la mente, ma per il sentire.
Si va oltre l’ego, oltre la logica lineare, oltre l’illusione separata. Oltre il senso della giustizia.
Il divino femminile sa che tutto è interconnesso.
Sa che ogni creatura aderisce a un ordine più grande — come il fiore alla terra, il mare al vento, la scintilla al fuoco.
La libertà, nel linguaggio dello spirito, non è ribellione, è manifestazione armonica.
È diventare il punto equilibrato da cui nasce la bellezza della propria vita.
Il corpo — questo tempio umile e potentissimo — è la sede di una complessa forma di intelligenza secondo l’antica medicina, un’intelligenza che sa integrare, trasformare, partorire, e agire con una conoscenza più ampia della mente. Alla fine del braccio sinistro, il braccio che riceve la vita, la sede del pensiero, il cuore, dove Huane, la madre cosmica, comincia a sentire tutte le creature: minerali, vegetali, animali, parlanti. Ogni meditazione di ascolto e connessione con il corpo permette l’evocazione della coscienza cosmica della madre, Huane. Senza Huane non si riesce a capire cosa ci sta chiedendo la vita, il nostro bambino nella culla che piange. È una “Comprensione” con la “C” maiuscola. Non è empatia, non è trovare punti comuni. È una forza che collega tutto e tutti.
Il divino femminile è la capacità di sentire cosa grida da sotto le macerie, da sotto la terra, cosa è stato negato, non visto, escluso. Il divino femminile è un campo di coscienza legato alla capacità di uscire dall’ego e dalla visione lineare dell’esistenza.
Anziché andare verso l’ideale, verso l’alto, verso il giusto, verso ciò che si vede, il divino femminile va in profondità, dove il figlio della divinità è stato annientato, compromesso, escluso perché reputato pericoloso per la continuità delle memorie.
“Da quando tu non ci sei più, le cose qui non vanno più bene” queste sono le parole che dice il divino femminile al principio creativo escluso, seppellito dalle illusioni, dalla paura e dall’odio.
Le generazioni vanno avanti, costruiscono forme sempre più complesse di società ma convivono con la presenza spirituale di ciò a cui è stato tolto il diritto di appartenere, di essere in luce.
Il divino maschile, Aumakua, invece, è il principio dell’azione, della direzione, del tempo.
Ma — e questo è cruciale — esso agisce solo dopo che la madre, Huane, e il bambino, Unihipili interiore, sono uniti. Senza questa connessione, l’azione del padre è vuota.
Ecco miei cari, l’inizio dell’Ho’oponopono.
Per oggi, queste informazioni bastano.
Vi lascio con una meditazione che potete fare semplicemente favorendo l’intelligenza corporea e cominciando a entrare in contatto con le emozioni.
Chiudete gli occhi e chiedete alla mente razionale di ritirarsi un po’, e ponete l’attenzione sul respiro guardando interiormente, con amore, ogni punto del vostro corpo, dalla testa ai piedi.
Quando incontrate delle tensioni o delle emozioni, dite loro: “cara tensione o cara emozione, ti vedo. Tu sei importante e hai un posto qui. Sono pronta ad ascoltare il tuo messaggio e ad accoglierti. Chiedo alle cellule del mio corpo di integrare questa emozione, di abbracciarla come fa la mamma con un bambino”. Questa semplice meditazione, fatta mattino e sera, vi aiuterà a preparare il terreno giusto per Huane…
Vi aspetto online con le Costellazioni Familiari, con il TAILE e con Ho’oponopono.
La vostra allegra scompigliatrice va a fare un po’ di attività ginnica prima che qualcuno la scambi per un ottimo cotechino! Continueremo con Ho’oponopono…alla prossima!
Foto di upender photography: https://www.pexels.com/it-it/foto/bambino-che-dorme-tranquillamente-in-un-ambiente-accogliente-32413038/