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Manifestare: la divinità, la forma del desiderio, la relazione con gli altri

Carissimi devoti dell’invisibile,

nel creativo far west di questo mondo olistico un numero consistente di anime crede di poter accedere alla capacità della manifestazione con candele profumate, intenti forti e ululati alla Luna e, nel frattempo, l’Universo – che non è né sordo né ingenuo – prende appunti.

Ma che cosa significa manifestare? Significa che ogni essere umano è co-creatore della realtà e che, in un certo senso, ne è responsabilmente “attivatore” e “custode”.

Quello che però può sfuggire agli innocenti maghetti è che, intanto, la manifestazione è un effetto assolutamente naturale dell’ordine interiore.

Ecco perché, la vostra allegra scompigliatrice, vi mette generosamente al corrente del fatto che, prima ancora che vi abilitiate a nuove pratiche, è necessario che si compia dentro di voi una inevitabile consapevolezza e cioè che, questo ’ “animale parlante” – che già chiamiamo essere umano e che ci abita -, in modo del tutto naturale, manifesta.

Quello che ci conviene comprendere è che, questo “animale parlante”, non è ancora disponibile a un “addomesticamento” delle sue abilità impulsive e innate.

Si mormora che, in tempi come questi, molte anime camminino con un desiderio ardente nel cuore – un desiderio che sembra sfuggire alla loro stessa presa. Cercano, bramano, aspettano, eppure il vuoto permane. È come se la realtà giocasse a nascondino con loro, lasciandole in una danza di attese senza fine.

Se siete d’accordo con questa insolente scrittrice che, “l’animale parlante” (che ancora siamo), miei gentili amici, non trova la sua felicità nel manifestare ciò che desidera ma nel manifestare ciò che è, allora continuate a “surfare” con me.

Ma che cosa si nasconde dietro questa attesa o questo vuoto? Forse il segreto più profondo è che, ciò che manca, non è realmente l’oggetto del desiderio, ma la forma che quel desiderio deve ancora assumere.

Miei cari, esiste un’unica causa di tutto! Essa organizza, decide, crea, realizza in tutto, anche in ciò che noi definiamo male: è la divinità.

La divinità è una forza assoluta, nessuno la può vedere, né cambiare. Permea tutto. È il tutto.

Il male, vedremo, è soltanto uno stato di immaturità, di non perfettamente compiuto, di escluso, di sofferente.

Dobbiamo immaginare la divinità come una forza la cui forma è un’emanazione continua, un flusso costante e stabile di energia il cui unico scopo è il dare senza riserve, creare, sostenere e organizzare la realtà. Immaginiamola come una Luce ferma che è il tutto.

Della divinità non sappiamo niente, se non osservarne i suoi effetti. Essa anima la materia e il suo unico scopo è renderla a sua immagine e somiglianza.

Affinché questo avvenga è fondamentale che tutte le parti che compongono la realtà materiale siano interconnesse in uno stato di unione.

Un esempio, miei cari, potrebbe giungervi da quei bellissimi orologi meccanici dei nostri nonni: il loro corpo era composto da molte rotelline, ingranaggi diversi per forma e funzione, ma solo quando ciascuno collaborava in modo perfetto con gli altri, davano vita a un organismo capace di segnare il tempo.

Il modo in cui ci dobbiamo relazionare con la divinità è sforzarci di individuare e riconoscere il suo volto in tutto ciò che accade nella nostra vita.

Più riconosciamo la sua presenza e il suo volto, più possiamo identificarci con lei. Il processo di identificazione è fondamentale nel percorso per diventare “manifestatori” consapevoli, affinché se ne possano acquisire le qualità, come il bambino che tentando di imitare l’adulto, poi lo diventa.

Quando divento come la divinità sento come lei e agisco come lei. Questa adesione è come il legno che si lascia bruciare dal fuoco.

La divinità è un flusso continuo e in riposo: nessuno può fermarlo. Possiamo soltanto cari amici e care amiche, imparare a percepirla e a relazionarci con lei in modo corretto. Questo sforzo è fondamentale. Così come la percepiamo, così la restituiamo all’ambiente e agli altri.

Sentire la divinità corrisponde a riceverla come presenza fisica, viva, attiva nel proprio cuore. Il cuore non è soltanto un organo fisico, ma la sede del pensiero. Un cuore che percepisce separazione, riceverà separazione.

Stabilire un’alleanza nel cuore con la divinità, accettandone il suo totale governo, è una prerogativa fondamentale se si vuole manifestare.

Un lavoro interiore corretto, porta a percezioni dirette della realtà spirituale: non si tratta di sentimenti o di immaginazioni. Le realtà spirituali non si capiscono con la mente, con le sensazioni o con la cultura: sono stati che vengono acquisiti nel lavoro.

Chi immagina, lavora nella mente e nel linguaggio simbolico: può descrivere bene, spiegare, collegare concetti. Vive stati soggettivi emotivi o intuitivi, ma ciò che vede dipende dalla propria psicologia, cultura o intuizione.

I conseguimenti sono percezioni che derivano da un lavoro corretto: percezioni dirette.

Questo non significa annullare la percezione del mondo fisico, ma raggiungere un altro livello di percezione.

Il modo in cui sentiamo il mondo e l’ambiente intorno a noi equivale al modo in cui percepiamo la divinità. La divinità è tutto e si rivela nel cosmo, nel nostro ambiente, nel mondo intorno a noi, negli altri.

La nostra percezione del mondo è importantissima: da essa consegue tutto.

Quello che preme scrivere a questa penna, di conseguenza, è che la nostra percezione del mondo dipende dalla nostra natura e che la nostra natura dipende dai nostri desideri.

Non si può cambiare l’essenza dei desideri ma si possono cambiare due cose: sapere che i desideri vengono dalla divinità e avere la capacità di cambiare la loro direzione e quindi, la loro forma, ma non la loro sostanza, appunto, la Luce.

Su un piano puramente logico, possiamo capire che un desiderio da “mancanza” può diventare “ruolo”.

È fondamentale che, la persona che sente una mancanza o un vuoto, inverta la sua prospettiva e metta a fuoco il suo scopo, in una chiave corretta per l’allineamento spirituale.

Si parla spesso di desiderio come di una fiamma che anima l’anima, ma quante volte quella stessa fiamma diventa un fuoco che brucia senza mai riscaldare?

Non è, miei cari, il “voglio qualcosa” che ci muove davvero, ma il “voglio essere qualcuno” che ancora non abbiamo abbracciato.

Immaginate, appunto, il vostro io come un antico orologio meccanico: migliaia di piccole ruote dentate e ingranaggi, tutti diversi per forma e funzione. Solo quando ciascuno di questi ingranaggi si muove in armonia con gli altri, l’orologio può dare vita al tempo, scandendo ogni momento con precisione e grazia.

Ordine mentale, elaborazione emozionale, capacità relazionali: tutto questo è necessario soprattutto per chi vuole fare una strada che sia soprattutto nella relazione con gli altri.

Ma le anime si organizzano molto prima che il loro rapporto si manifesti quantitativamente e qualitativamente.

Ecco, perché, per lavoro spirituale s’intende “agire” molto prima: è quasi un “preparare”.

Essere spiritualmente vivi significa “avere spirito”, ovvero la qualità di esprimere una flusso, una forza creativa, un principio generatore verso gli altri.

Se, invece, sul piano dell’anima siamo ancora chiusi in un movimento di mancanza e vuoto, tale sarà la manifestazione.

Il desiderio da solo è un ingranaggio che gira a vuoto, finché non trova la sua giusta direzione con gli altri e verso gli altri, il suo ruolo nel grande meccanismo della realtà. Solo allora il desiderio si trasforma da vuoto a pienezza, da “attesa” a “manifestazione”.

Eppure, molte anime faticano a comprendere questo passaggio. Restano intrappolate nel “voglio” senza mai arrivare al “sono”. Vogliamo un figlio, ma non diventiamo madri. Vogliamo una relazione, ma non ci prendiamo il ruolo di partner. Vogliamo abbondanza, ma non accogliamo il potere di essere ricchi dentro di noi. Dati, dati, dati. Nessuno lavora con il desiderio, con la divinità e con gli altri.

Questo è il nodo del cammino spirituale: non si tratta di inseguire, ma di incarnare. Non di colmare un vuoto esterno, ma di abitare un ruolo interiore. Non è il mondo a dover cambiare, ma noi stessi a doverci trasformare.

Manifestare significa che ogni essere umano è co-creatore della realtà.

La manifestazione è un effetto assolutamente naturale dell’ordine interiore. Ecco perché la vostra allegra scompigliatrice vi mette generosamente al corrente delle pratiche spirituali che rendono questa capacità dell’animale parlante del tutto naturale, disponibile a un’ “addomesticamento”.

Se siete d’accordo con questa insolente scrittrice che, l’animale parlante, miei gentili amici, non trova la sua felicità nel manifestare ciò che desidera ma nel manifestare ciò che è, allora continuate a “surfare” con me.

Ma si, certo non vi sto chiedendo di scegliere tra essere e avere! Ognuno di noi, miei cari, può anche trovare nel “nutrimento” (e non intendo solo il nutrimento da cibo) dei suoi bisogni un appagamento del tutto giustificato e naturale.

Ma, mentre la maggior parte delle persone trattenute dal materialismo cammina verso il Tutto, l’1% della popolazione mondiale cammina nel Tutto.

Voi dove vi collocate?

Il compito è arduo, perché non basta immaginare o sperare. Bisogna lavorare con pazienza e fermezza, come un artigiano che plasma la propria forma attraverso un lavoro costante con il desiderio.

Il lavoro interiore diventa allora la chiave per percepire la realtà spirituale, una realtà che non si afferra con la mente o con i sentimenti, ma che si vive come esperienza diretta.

Vi auguro un cammino speciale e rigenerante, mentre a breve, Domenica 25 gennaio2026, un gruppo di anime si raccoglierà in quel di Oria (BR) con le Costellazioni Familiari di gruppo.

Se, invece, volete fare un percorso molto, molto particolare, vi consiglio gli incontri individuali con le Costellazioni Fluviali (le bamboline in acqua) e l’Ho’oponopono. Scrivete a questo numero per concordare le condizioni dell’incontro, soprattutto quelle in accordo con quanto suddetto.

La vostra allegra scompigliatrice e la sua penna tornano alle dolci faccende di uno stile di vita Hygge tanto desiderato!

Foto di Ann H: https://www.pexels.com/it-it/foto/testo-lettere-dado-sfondo-bianco-15387084/