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Quando al centro del sistema c’è un vuoto

Cari amati lettori e lettrici,

quale destino ha in serbo per noi questa insolente penna che, come un piccolo spirito irriverente, si agita sulla pagina? Non è facile comprenderne le intenzioni, né prevedere la direzione che prenderà oggi.

Questa indomabile penna, custode di segreti e pensieri, ha scelto di parlare attraverso colei che voi conoscete come l’allegra scompigliatrice, la quale, stamattina, avrebbe tanto voluto fare una lunga passeggiata in campagna anziché scrivere in casa, al riparo dalla pioggia.

Questa stessa donna che, pur animata da un desiderio profondo di incarnare quel divino femminile che bussa con dolce insistenza alle porte del mondo, si è sorpresa, nel mezzo del cammin di sua vita, a volgere, anche lei, uno sguardo al passato e alla sua relazione con il maschile della famiglia, prima di avanzare.

Con sguardo compassionevole e cuore aperto, negli ultimi mesi, anche lei, ha deciso di puntare la sua attenzione sul maschile della famiglia e della comunità (nei I Ching famiglia e comunità sono la stessa cosa) — quel maschile tanto necessario e tanto mancante — non solo per sé stessa, ma per quel vasto numero di donne che da ogni parte del mondo arriva a raccontare la stessa assenza, la stessa nostalgia di un’energia che si cerca, che si invoca, che si prega.

E così, questa penna ribelle prende vita e voce, guidata dalla scompigliatrice, per attraversare insieme a voi questo sentiero di osservazione e di preghiera, nel tentativo di colmare un vuoto che pesa troppo sul cuore di molte.

E nonostante, cari lettori uomini — sì, è a voi in particolare che questa penna, oggi, si rivolge — la moderna civiltà democratica e logica vi abbia educato a domare i vostri istinti e a considerare la presa di potere come un raffinato controllo sulle emozioni, giunge, a questa allegra scompigliatrice, uno sguardo tanto profondo, quanto compassionevole, su quelle notti insonni che vi turbano nel silenzio e che il vostro corpo urla.

Dietro la facciata calma e composta che avete imparato a tenere, dietro i vostri sorrisi e il vostro modo di farci da esempio su come siete soddisfatti di voi stessi e della vostra vita, si cela un tumulto antico, una profonda brama: la conquista del primo posto, del centro.

Miei cari uomini ma, anche mie care donne, nonostante la nostra moderna società abbia raffinato l’arte del controllo emotivo, domando impulsi e sopprimendo istinti primordiali, le antiche lotte latenti tra uomini per il dominio non sono scomparse. Anzi, quando queste tensioni rimangono inconsce, si comportano come un vulcano dormiente: silenziose, ma pronte a eruttare con una certa compressione, creando disordine e conflitti anche laddove meno ce lo aspetteremmo.

Non è forse questa la prova che, sotto il velo della civiltà, arde ancora il desiderio antico di conquistare il centro di una comunità, di una famiglia, quel fulcro vitale che dà e infonde un indicibile fame di ordine e potere per alcuni di voi?

E proprio parlando di queste antiche lotte, non possiamo fare a meno di volgere lo sguardo alla competizione e alla lotta tra “maschi”, per esempio, in natura.

Rupert Sheldrake nel suo libro “La presenza del passato” (titolo originale “The Presence of the Past”) descrive un esempio significativo della competizione tra maschi in natura: durante la stagione degli amori, i pettirossi maschi si contendono con ferocia il proprio spazio, guidati da segnali visivi come il piumaggio rosso sul petto.

Nel suo affascinante libro, Rupert Sheldrake racconta di un esperimento molto istruttivo condotto in una voliera, dove furono messi insieme i maschi di pettirosso con il caratteristico piumaggio rosso sul petto, accanto ad altri uccelli simili, ma privi di quella distintiva macchia colorata. Nella voliera, inoltre, vennero sparsi, qua e là piccoli mucchietti di piume rosse.

Quello che accadde fu sorprendente: i maschi di pettirosso attaccavano con ferocia esclusivamente gli altri maschi con il petto rosso e i mucchietti di piume, ignorando completamente gli uccelli maschi senza la macchia rossa sul piumaggio del petto.

Per questa allegra scompigliatrice, il motivo per cui i maschi pettirosso si scagliano con tanta determinazione contro chi porta quelle piume rosse non è solo una questione di riconoscimento visivo. No, è come se un’eco profonda e ancestrale, una memoria familiare invisibile ma potentissima, fosse attivata in loro senza che ne siano consapevoli.

Quelle piume rosse diventano un simbolo vivente di una sfida da affrontare, un segno indelebile che richiama istinti antichi e ricordi di lotte passate, radicati nel sistema stesso di cui fanno parte. È come se l’appartenenza a quel gruppo attivasse, senza parole, un gioco di fedeltà e di difesa del territorio, che si ripete di generazione in generazione, quasi a ricordare che il centro non si concede facilmente.

Ma cosa succederebbe, se nella lotta tra pettirossi e mucchietti di piume, gli uccelli maschi senza piumaggio rosso agissero indisturbati?

Forse, in quel caso, la loro presenza silenziosa e inosservata romperebbe l’equilibrio stesso del sistema. Ignorati perché non rappresentano una minaccia al centro, questi “estranei” potrebbero, senza volerlo, sfuggire alle regole del gioco, creando un terreno incerto dove il senso di ordine e gerarchia vacillerebbe. Oppure, semplicemente, un nuovo leader, diverso dai suoi predecessori, si metterebbe in prima linea entrando a far parte di un ordine nuovo.

Questo esempio ci mostra come nei sistemi naturali il centro non sia solo un luogo fisico, ma un ruolo da difendere a tutti i costi, un simbolo che richiama e guida le tensioni all’interno del gruppo.

Cari lettori uomini, consapevole che la negazione del tema potrebbe arrivare puntuale come un orologio svizzero, ciò che a questa penna, preme di continuare a dirvi è che, quando i conflitti sono latenti e non consapevoli, il vostro fegato, che gli antichi medici cinesi chiamavano: “il generale”, potrebbe andare in tilt. Ma questo è un discorso troppo lungo da ampliare.

Nella splendida orchestra della natura, ogni sistema animale si regge su un principio fondamentale: l’esistenza di un capo, il centro che dà equilibrio e guida al gruppo. Questa dinamica accade anche nell’eggregora delle anima in cui siamo. Intorno a questa figura, che può essere un padre, un leader o un capo, ruotano le altre anime, i membri orbitanti che, pur non detenendo il comando, sono indispensabili per mantenere l’armonia e la coesione del sistema.

Questo centro non è solo un capo autoritario, ma una sorta di fulcro invisibile che coordina, protegge e stabilizza. Senza di lui, la struttura si sgretola e il gruppo si perde in confusione, rivalità e disordine, perché la mancanza di un punto di riferimento lascia vacante il cuore pulsante dell’organizzazione sociale.

Un sistema animale senza centro è come un orologio senza lancette: il tempo continua a scorrere, ma l’ordine si dissolve in un caos senza ritmo.

Torniamo allora, care lettrici e gentili lettori, a immaginare il nostro sistema familiare come un atomo, con un centro solido e delle orbite che gli ruotano intorno. Vi siete mai chiesti dove vi collocate in questo piccolo universo? E soprattutto, chi occupa quel centro fondamentale? Se il vostro padre è lì, ma non c’è più perché è passato ad un’altra dimensione, oppure lo percepite debole o distante, o è anziano e ammalato, o addirittura lo percepite “non degno” di quel ruolo, vi siete mai chiesti se per caso quel centro non lo stiate inseguendo voi?

E voi uomini, desiderate davvero prendere quel posto al centro o preferite restare nelle orbite, a girare intorno? Se non vi è possibile conquistare quel centro, avete fatto i conti con le vostre fedeltà interiori? Se scegliete di restare fuori dal centro, quali dinamiche si creano tra voi e gli altri maschi che ruotano intorno? E voi, donne, avete individuato chi regge il centro del vostro sistema? C’è qualcuno che manca o chi c’è non merita la vostra fiducia? O forse, senza accorgervene, siete diventate voi quel centro, assumendovi un ruolo che forse non vi compete?

Come si manifesta, dunque, in una comunità, in un gruppo o in una famiglia, quel vuoto tanto temuto del centro? Non si tratta semplicemente dell’assenza di un capo nelle sue azioni esteriori, né della mancanza di un padre nelle sue incombenze quotidiane. No, miei cari, il vero vuoto nasce dalla mancanza di presenza — emotiva e psicologica — quella qualità sottile eppure potente che crea legami vivi e autentici tra gli esseri umani. A volte, un centro è occupato da un buon leader che però ha perso la forza, per malattia, per vecchiaia o semplicemente perché non gli vien riconosciuta la fiducia.

Nella comunità umana, un leader, un padre, un capo assenti si distinguono non per ciò che non fanno, ma per ciò che non danno come presenza emotiva e mentale.

Nelle Costellazioni Familiari si vede chiaramente quando un uomo è trattenuto dall’orbita della famiglia di origine e non diventa mai né il marito della compagna né il padre dei suoi figli: si vede l’assenza, la mancanza di presenza e di azione emotiva.

È nella capacità di esserci, di sentire, di rispondere che si riconosce un vero centro, altrimenti il sistema si ritrova a vacillare, smarrito, come una nave senza timone nelle acque tempestose della vita quotidiana.

Bert Hellinger spiegava che i figli non percepiscono l’amore dei genitori in modo diretto su di sé, ma indiretto, attraverso la qualità della relazione tra i genitori. In altre parole, i figli sentono l’amore quando vedono che mamma ama papà e che papà ama mamma.

“Se papà ama mamma, allora papà ama me.”

“Se mamma ama papà, allora mamma ama me.”

Questa dinamica significa che il fondamento dell’amore nel sistema famigliare è la relazione di coppia, il centro su cui si regge l’intero equilibrio. Quando il padre è assente o emotivamente distante, questo centro si sgretola, lasciando spazio a squilibri che si manifestano con il carico di responsabilità su alcune figure — spesso le donne — che cercano di mantenere l’ordine e la coesione a costo di sé stesse.

Quando i figli percepiscono, a livello subconscio, un vuoto o una mancanza nell’amore e nella presenza emotiva di uno dei genitori, scatta in loro un impulso potente e spesso inconsapevole: quello di riempire quel vuoto.

Non si tratta solo di desiderio o bisogno individuale, ma di una fedeltà profonda al sistema familiare, un tentativo di mantenere l’equilibrio spezzato. I figli si fanno così portatori inconsapevoli della sofferenza e della mancanza del genitore assente, cercando di colmare con il proprio affetto, attenzione o responsabilità quella lacuna di amore e presenza.

Questo meccanismo può generare un carico emotivo pesante, soprattutto se il genitore mancante è emotivamente o psicologicamente distante, e spiega molte dinamiche familiari in cui i figli si sentono oppressi da responsabilità premature o da un senso di dovere non loro.

Se il sistema familiare percepisce il padre come assente, tenderà al disordine e allo scompiglio. Le rivalità tra fratelli aumentano e si percepisce una costante lotta.

Il sistema quindi, al di là dell’aspetto psicologico, percepisce un vuoto, un centro assente, un capo assente.

Ma lasciamo per un momento da parte le parole e i pensieri, e volgiamo lo sguardo a ciò che realmente si manifesta nelle Costellazioni Familiari. Qui, cari lettori, non si tratta soltanto di esplorare la mente o i sentimenti, ma di osservare con occhi nuovi le energie sottili che legano le persone in modi invisibili e spesso sorprendenti.

Spesso nelle Costellazioni Familiari emerge un quadro che parla di uomini intrappolati in legami invisibili, non ancora liberi di vivere pienamente la propria vita. Sono uomini che, ancora trattenuti da un legame emotivo profondo con la figura materna, non hanno mai davvero “tagliato il cordone” che li avrebbe resi autonomi. Ma non è tutto: nei sistemi familiari compare spesso una presenza assente, un uomo che pure appartiene al sistema, ma che è stato escluso — magari un padre o un avo ucciso in guerra, un parente allontanato per ragioni dolorose, qualcuno a cui è stato tolto qualcosa di fondamentale. Questa assenza pesante non resta nascosta; si manifesta nei discendenti, uomini e donne che inconsciamente ne portano il peso e a volte ne assumono il ruolo, rappresentandolo. È così che donne sovraccaricate di responsabilità e uomini in lotta per riconquistare un ruolo di leader si ritrovano al centro di dinamiche familiari profonde e delicate, tutte da osservare e, se possibile, trasformare.

E così, cari lettori e lettrici, in questo gioco sottile di assenze e presenze, di vuoti e centri, si cela il cuore pulsante di ogni sistema: la necessità di un equilibrio che non si misura solo nelle azioni visibili, ma soprattutto nella profondità dell’essere e del sentire.

Che siate uomini o donne, la sfida è riconoscere quel centro, onorarlo e, se necessario, riempirlo con la forza gentile dell’amore e della consapevolezza. Solo allora potremo sperare di dissolvere le lotte silenziose, di placare i vulcani sotterranei e di creare sistemi familiari e comunità dove il peso non ricada più su poche spalle, ma venga condiviso con rispetto e armonia.

Perché, in fondo, ogni cuore che si apre e ogni presenza che si fa vera, sono passi preziosi verso una vita più leggera e una pace autentica.

Fino alla prossima volta, con affetto e un pizzico di malizia, la vostra sempre fedele allegra scompigliatrice e la sua penna.

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