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Quando la stanchezza mentale bussa alla porta

Miei adorati lettori, la vostra allegra scompigliatrice ha abbandonato i balconi di qualche teatrino qua e là per concedersi al canto da sirena di questa preannunciata primavera, che l’ha guidata in una specie di letargo profondo.

Lo so, la stanchezza mentale e fisica ha catturato molti di voi e, quest’anno, forse più che mai. E so anche che vi state chiedendo che cosa potrebbe svegliare il vostro entusiasmo quando, invece, le forze fisiche, mentali ed emozionali vi stanno spingendo verso un’incredibile voglia di riposare e di non fare. Bene, miei amici di spirito, non fatevene una colpa!

Non sono mica i desideri del cuore più comuni a dettare i ritmi della vostra vita!

La natura, con le sue primavere, ci coinvolge in un processo molto più ampio della nostra piccola prospettiva, portandoci, di tanto in tanto, a un faticoso risveglio dall’inverno mentre, invece, affannosamente, nel cuore, vorremmo fare, fare, fare — o dire, dire, dire.

In quel mondo segreto e misterioso dell’Ho’oponopono e della filosofia Huna, Huane, la madre cosmica, colei che ama tutte le creature e che le raggiunge con i suoi fili d’argento – Aka –, in questa primavera sta cercando, in ogni tempo e in ogni spazio, tutte le forze che serviranno ai vostri grandiosi progetti.

Ma voi siete pronti a questa adunata e a guidare i cuori, compreso il vostro?

O avete ancora qualche pensiero che vi separa da questi cuori — sempre compreso il vostro — o che vi fa venire tanta voglia di scappare?

Praticando il mantra Ho’oponopono e lasciandoci ispirare dalla filosofia Huna, scopriamo che il caso non esiste e che noi siamo co-creatori della realtà, manifestando inconsapevolmente tutto ciò che accade nella nostra vita, anche le cose più illogiche, terribili e irrazionali.

I demoni e tutte le cose che percepiamo come spiacevoli sono forze che spuntano dal nostro sé nascosto e che non sono altro che disarmonie costruite intorno a una creatura piccola che non si è pienamente sviluppata secondo l’immagine che la divinità ha pensato per lei.

Insomma, nel male esiste un progetto divino non ancora completamente sviluppato.

Se dunque, per voi, la stanchezza è spiacevole e ne rifuggite, vi invito a guardarla con gli occhi di Huane, la madre cosmica: dentro questa stanchezza potrebbe esserci un frutto che dobbiamo solo imparare a cogliere.

È una “creatura” e, come tutte le creature, ha il suo speciale posto di diritto nel mondo, anche se, quando ci cattura, la giudichiamo tentando di liberarcene.

E cosa ne pensereste se vi dicessi che proprio all’ombra di questa stanchezza può nascere la possibilità di un desiderio nuovo e, di conseguenza, di una direzione nuova, di un nuovo coinvolgimento?

Ho’oponopono ci insegna che il tempo con un potere è soltanto quello presente: non c’è miglior viaggio di quello che si crea giorno per giorno, annusando l’aria e scoprendo nuove seduzioni che non avevamo previsto e che potrebbero offrirci una meta nuova e imprevista.

Il mondo del tiro con l’arco, per esempio, aggiunge che non c’è tiro senza carico, miei cari! E allora, perché non accogliamo questa stanchezza e la facciamo accomodare nel nostro salotto, offrendole magari un tè con dei biscottini al cocco?

È sempre l’amore, miei cari, con le sue grandi magie, a darci le lenti giuste per guardare questa ospite e a sintonizzarci con lei in silenzio e in fiducia.

Amarsi e amare, anche quando ci sembra di non essere abbastanza o di non servire a nulla, o che nulla serva, ci permette di scorgere lo stesso sguardo che la divinità ha per ogni sua piccola creatura.

E perché non provare a cogliere questa stanchezza come se fosse una forza nuova da ascoltare nel silenzio del proprio cuore, anziché — odiosamente — spingerci a costruire forzatamente, oltre lei, palazzi che poi, forse, una volta in piedi, non ci piacerebbero più o che ci costerebbero un prezzo troppo alto da pagare?

Alziamo gli occhi al cielo, miei cari, in attesa del vero nutrimento!

La divinità possiede, nel suo pensiero finale, il disegno maturo e perfetto della vita e, a volte, il nostro compito è semplicemente quello di guardare insieme a lei gli ingredienti di cui quel disegno ha bisogno.

La stanchezza ci fa sedere, crollare, cedere al cambiamento. Così come ogni inizio prevede una difficoltà nuova, il nuovo, a sua volta, lotta sempre per formarsi.

Se, camminando in campagna, vi capita di guardare — come accade all’allegra scompigliatrice che si trova alla fine di questa penna — il germoglio del fiore del mandorlo, non potete non pensare che anche ad esso viene negato l’influsso verso l’esterno finché il legno non cede, finché le tenere foglioline non rompono il ramo.

La natura non ostruisce il cambiamento, ma pone delle difficoltà per due motivi fondamentali: sviluppare la forza e la direzione.

Ma che cosa sono esattamente la forza e la direzione nella visione olistica?

Ebbene, miei cari, se guardiamo nel nostro cuore sappiamo che tutto quello che vogliamo è che ogni nostra piccola e grande aspirazione si trasformi in un’azione che ci coinvolga profondamente e, perché no, che tocchi anche gli altri.

Questo desiderio si chiama unificazione.

Unificazione non significa simbiosi, oppure simpatia o associazione.

Sentire la necessità di unità vuol dire favorire l’aggregazione e il completamento reciproco, rimanendo uniti.

Ma per sentirci coinvolti e coinvolgere gli altri occorrono non solo buone intenzioni e chiarezza mentale. Occorre responsabilità unita a forze spirituali. L’ego, di suo, dividerebbe anche un granello di sabbia.

Conquistare la fiducia degli altri e sentire fiducia in loro sono due ingredienti fondamentali che non hanno a che fare né con i progetti né con le azioni.

La fiducia data e ricevuta è molto più importante di ogni abilità e unicità e non si ottiene con il fare e con le dimostrazioni. Quando sono soltanto il fare e il dimostrare a determinare la fiducia e a infondere fiducia, vuol dire che qualche tappeto sta per coprire molta polvere.

Vi è mai capitato di allontanare qualcuno e di sentirvi dire: “Con tutto quello che ho fatto per te?”

Ebbene, miei cari, sentire il bisogno di unità non vuol dire manipolare né farsi manipolare.

La partecipazione a un movimento di vita, a un progetto, a un luogo pratico o astratto di cui occuparsi non può avvenire senza responsabilità e senza la comprensione ampia del terreno in cui siamo. Non è un gioco da ragazzi!

E non fatevi confondere da chi ha le forze fisiche e materiali per agire, agire, agire, senza fermarsi mai, senza ascoltare mai.

I limiti, materiali e immateriali, possono essere un ottimo conto in banca per la propria salute e per la salute delle nostre relazioni, permettendoci di prendere decisioni più profonde, nonostante il mondo fuori ci dica continuamente di correre e di andare dritti in avanti con un sorriso finto sulla faccia.

Raccogliere gli altri significa innanzitutto raccogliersi in se stessi.

Per cui, miei cari, non fatevi confondere dall’“Ercolino sempre in piedi” di turno che vi gira intorno facendovi sentire indietro quando l’unica cosa che volete fare è solo schiacciare un pisolino!

Riposare non significa non sentire la fiamma che arde nel cuore, in attesa di trovare un legno a cui aderire e con cui bruciare per lungo tempo.

Nel rumore di quel mondo “mordi e fuggi” che ci viene proposto dalle abitudini del mercato e dalla mentalità passata, basata sulla gerarchia piramidale e sul successo a ogni costo, possiamo concederci la possibilità di intuire la nota più bella che il futuro sta già emettendo? Sì.

Riconoscersi nella propria vita è un gesto di grande importanza per la salute e il benessere. Senza questo tipo di armonia è difficile procedere sulla strada giusta ed essere in salute.

Connettersi con armonia ai movimenti dell’ambiente intorno a noi libera il corpo dal dover rappresentare squilibri inutili.

Ma quindi, anche se riconosciamo l’importanza dell’unione, come possiamo compierla senza farci del male o fare del male?

Se voi faceste un po’ più di pratica con la sottoscritta, scoprireste che esiste una direzione interiore che non parte dalla mente, né dai traumi, né dagli schemi, né dalle necessità.

Questa direzione interiore è data dalla conoscenza del vostro sé nascosto che proiettate sugli altri.

Questo sé nascosto aspetta una vostra decisione: il bene o il male. Per liberare questo influsso in modo costante e buono si ha bisogno di solitudine, di purezza e di chiarezza.

A volte i movimenti non si vedono subito. Anche quando vi alzate dal divano lo fate perché avete innanzitutto sentito l’impulso e poi lo avete pensato.

Quindi, quando vi sentite sbagliati perché semplicemente siete fermi, non vuol dire che non state raccogliendo le forze giuste per effettuare un movimento.

Abbiamo tanti modi per agire e reagire: si può partire dal bisogno, dalla mente, dal senso del dovere, oppure dall’insicurezza e dalla paura.

Ma, nel frattempo, se nessuno di questi punti di partenza vi convince, potete sempre consultare la vostra allegra scompigliatrice per mettere a fuoco il vostro indirizzo interiore — sempre se avete imparato a dare importanza all’unità.

Sono disponibile online per il vostro percorso verso la padronanza del proprio sé nascosto con le Costellazioni Familiari individuali, con le Costellazioni Familiari Fluviali — sempre individuali —, con Ho’oponopono e con tecniche di libertà da emozioni dolorose e da credenze limitanti.

La vostra allegra scompigliatrice vi augura un buon sonnellino e vi aspetta per sedurre il cielo e la terra con il vostro cuore.

Monia Dell’Aquila

Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/scrivania-banco-scuola-senza-volto-4769486/