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Qui e ora: ogni tempo ha le sue necessità e la divinità è d’accordo

Miei adorati lettori,

non so voi, ma questo precoce sussurro natalizio che si posa nell’aria come una neve prematura non mi dispiace affatto. Forse perché, proprio come molti di voi, sto attraversando quei nuovi equilibri che inghiottono energie sottili, come maree che chiedono attenzione.

Ogni tanto la mancanza di fede nella divinità mi cattura e mi trascina in battaglie che non mi appartengono, facendomi sentire in colpa per alcune emozioni “sbagliate”.

Ma non è così. La divinità ama la verità nel cuore profondo di ogni creatura e agisce intorno e dentro ogni creatura con emozioni che hanno il diritto di avere un posto.

Proprio la negazione delle emozioni porta a emozioni distruttive: mai perdere la comunicazione con le proprie emozioni.

E, molto più che spesso, scopro che ciò che sembra sfortuna è soltanto la divinità che ci invita in un luogo più bello, pacifico, armonioso e giusto.

La mente umana, così teneramente ingenua e così irrimediabilmente compromessa, resta devota a comportamenti che non le servono più: vuole salvare il vecchio mondo, un mondo che ha il suo tempo e non il nostro. Il presente non vuole intromissioni e con il suo esercito giunge pronto a rimettere al suo posto chi al suo posto non è.

Vecchie mentalità decadenti che ci chiamano dal mondo dei morti e che regalano solo attaccamenti, pesi, croci, come se fossimo debitori a ciò che invece dovremmo congedare saggiamente. Il passato non vuole solo dare: vuole sopravvivere attraverso i suoi conflitti, il suo ego e le sue rivincite.

E allora qualcosa sussurra: “ non sarà forse tempo di liberare tutti – ma proprio tutti – dalla riconoscenza e dalle attenzioni che ci chiedono continuamente per confermare e riconfermare la loro illusione?”

Non sarà forse che a volte la pigrizia e l’indolenza ci portino a non sentire il presente cosa ci sta chiedendo e ci si ritrovi a fare da cerotto a un passato che non vuole essere salvato ma che si nutre semplicemente di consenso? Lasciamo a lui questo bisogno e lasciamoci attirare dal vagito del presente, che come un bambino nella culla vuole solo e soltanto noi.

Perché, miei cari, è sorprendente quanto spesso ci ritroviamo in situazioni in cui crediamo di avere bisogno di cose che non ci nutrono veramente solo perché il nostro senso di colpa o la nostra gratitudine sono un po’ troppo intrappolati nelle paure o nella zona comfort per lasciarli andare.

È questo il nutrimento di cui abbiamo bisogno? È questa la fame del presente? No miei cari, l’essere spirituale sa che: “è meglio essere una vacca che allatta che un vitello che succhia”(vecchio proverbio ebraico).

Prendetevi in braccio, miei adorati. È ora di essere chi siete per quella vita che vi vuole proprio come siete.

Ci vuole fede e coraggio nella chiamata e nell’invito della divinità a questo processo. È un processo di attivazione della coerenza energetica. L’essere spirituale sa molte più cose di noi e sa di cosa abbiamo veramente bisogno, togliendoci da ruoli salvifici che non ci portano da nessuna parte. Anche il potere ha un’etica e l’etica ha un posto importante nella spiritualità. Quando si è complici di un potere costruito sul denaro, sulla forza, sull’illusione, sulla negazione, sulla competizione, sull’egoismo e sulla menzogna si è complici della sofferenza del divino.

L’universo invita alla verità di ogni creatura perché ogni sistema ha bisogno che ognuno sia esattamente al suo posto, così com’è, che non ci siano insabbiamenti e ruoli costruiti sulla menzogna e sulla negazione.

Quando una collaborazione manca di entusiasmo e gioia, è semplicemente una complicità tra deboli di spirito e non un luogo dove il divino nasce. Innumerevoli matrimoni, famiglie e aziende si costruiscono sulla “complicità” tra deboli di spirito e non sulla vita.

Scuotetevi via la polvere delle illusioni.

Non lasciate che quei legami invisibili, soprattutto quelli intrecciati da antichi dolori familiari o obsoleti valori sociali (che sono soltanto esigenze egoiche mascherate da principi), vi trascinino in territori che non vi appartengono. Nei sistemi familiari e anche nelle aziende, quando si è versato “sangue” (simbolico o reale) tra consanguinei, o si è abusato della fiducia dei fragili, i morti o gli esclusi reclamano vita dai vivi. E noi li chiamiamo “irretimenti”, ma a volte sono solo richiami ad “amori malriposti”, come diceva Bert Hellinger.

Ma ecco miei cari, come arriva la spiritualià a porgerci la mano per uscire dalle sabbie mobili.

L’Ho’oponopono 1mi ha condotta per mano – dolcemente, senza chiedermi il permesso – al cuore del divino femminile.

Un’intelligenza cosmica che non si preoccupa della logica, delle prove, del giudizio.

A volte, quando sono sola e disperata, mi siedo con Huane e le chiedo di insegnarmi ad amare la vita, il mio corpo, la mia allegra scompigliatrice, Monia. Le chiedo di proteggermi con il suo amore e di aiutarmi a proteggere il mio bambino cosmico nella culla dalle ombre e dalle illusioni. Huane mi guida a Unihipili, la creatura.

Unihipili è la dimensione illogica del creato: è irrazionale, emotivo, viscerale e immaturo. Tutto ciò che si manifesta come lontano dalla logica e dalla maturità è Unihipili: i minerali, i vegetali, gli animali, il corpo, l’ambiente se presenta problemi (incidenti, danni alla casa, complicazioni di ogni tipo) o anche la gioia e l’entusiasmo. I comportamenti irrazionali e immaturi sono Unihipili.

Unihipili è il creatore piccolo che c’è in ogni creatura, può essere vitale e gioioso e pronto a crescere o represso, maltrattato e rabbioso come un bambino che non ascolta nessuna logica o comprensione razionale se non vuole intorno a lui ombre e morte. Ha sede nei sintomi del corpo e nelle emozioni irrazionali. Quando il corpo soffre o le emozioni irrazionali esplodono, il bambino cosmico sta soffrendo.

Giunge quindi Huane, la madre cosmica. La sua sede è al centro del petto, nella regione dove gli umani si ricordano di essere vivi.

Lì abita Huane, la mente conscia dell’Ho’oponopono, (la Madonna per i cattolici, Iside per gli egizie, etc..): non un pensiero, ma un cuore che sente profondamente la vita che vagisce nella culla.

Non un concetto, ma un seno cosmico che nutre la creazione stessa.

Miei adorati amici in cammino, siamo co-creatori dell’universo, dice uno dei sette principi della filosofia Huna.

E Huane è l’organo spirituale che trasforma la memoria in luce, l’ombra in guarigione, la morte in nascita.

Il potere del divino femminile affonda le sue radici nel corpo: nelle cellule che ascoltano, integrano, accolgono.

Non possiede nulla, ma custodisce tutto.

Non trattiene, ma nutre.

È la madre che prepara il bambino divino al mondo (ovvero la creazione) finché il padre spirituale – Aumakua – non lo prende per mano e lo conduce nell’azione, nella manifestazione, nella direzione.

Aumakua, connesso con la divinità, non scende a guarire e a dare vita finché la madre e il bambino non sono connessi.

Aumakua è logica, tempo, visione.

Il suo “desiderio” non è ciò che l’ego vuole, ma ciò che la Luce rivela.

È il santo canale – Haipule, ovvero il processo di camminare insieme– attraverso cui la divinità scende come acqua su terreni pronti a germogliare.

Il divino femminile, invece, non conosce il bene e il male: accoglie tutte le creature.

Conosce la profondità.

La connessione.

La voce delle cose sepolte.

Sa ascoltare ciò che grida da sotto la terra, ciò che è stato escluso, sotterrato, negato.

Si avvicina alla culla della vita, del bambino e quando lo trova, gli sussurra: “Tu sei prezioso”, “Da quando tu non ci sei più, qui nulla funziona”, “Di cosa hai veramente bisogno?”.

È lei che riporta in vita il principio creativo espulso.

È lei che accompagna alla resurrezione l’elemento mancante.

È lei che prepara il terreno affinché il bambino divino possa tornare a essere visto, nutrito, amato, e finalmente libero, attraverso la forza del padre.

E ora, miei adorati, la domanda che tutti noi – con un misto di tremore e meraviglia – dovremmo porci è questa:

Come sarà questo bambino?

Cosa porterà di nuovo?

Di cosa avrà bisogno?

A quali destini è collegato?

Molti di voi lo sentono già muoversi dentro.

Qualcosa sta nascendo.

E sì, è tempo di preparargli spazio, affinché ogni lotta tra passato e presente cessi e ogni tempo torni al suo tempo e ogni destino al suo destino. Dice Huane al suo bambino: “Tu sei qui e ora, nuovo, gioso e felice. Io ti vedo.”

Augurandovi di sentire che cosa il presente vi sta chiedendo come un bambino che vagisce nella culla, la vostra allegra scompigliatrice si rende disponibile online per Costellazioni Familiari individuali, Tecniche di libertà da emozioni dolorose e credenze limitanti e Ho’oponopono.

Foto di Anna Tarazevich: https://www.pexels.com/it-it/foto/primo-piano-delle-tessere-dello-scrabble-su-una-superficie-bianca-6230977/

1La parola Ho’oponopono significa letteralmente “rimettere le cose al proprio posto” ed è un ramo della filosofia Huna, il cui significato è “il segreto della vita”.

Accolta nel cuore della cultura hawaiana, la filosofia Huna – grazie ai Kahuna, i maestri spirituali – è giunta fino a noi nella sua freschezza e semplicità.

Oggi, grazie alla kahuna Morrnah Nalamaku Simeona (1913–1992), discendente di un’antica famiglia di sciamani, che ha rivisitato e reso attuale questa pratica, l’Ho’oponopono è diventato moderno, accessibile e applicabile anche individualmente.

La pratica Ho’oponopono oltre ad essere una pratica di riconciliazione e allineamento con la divinità, e una porta per entrare nella libertà da emozioni dolorose e da credenze limitanti, è anche una pratica che permette la sperimentazione di facoltà extrasensoriali come la telepatia, la chiaroveggenza e l’influenza consapevole della mente sulla materia.

Il principio fondamentale di questa filosofia è che ognuno crea la propria esperienza della realtà attraverso i pensieri, le emozioni e i desideri.

I pensieri sono vere e proprie azioni spirituali che sono alla radice della manifestazione del mondo, del creato.

Infatti con il termine “azione”, nella spiritualità, si intende: pensiero.

Ogni individuo è co-creatore del proprio mondo insieme all’universo, e l’universo è Dio: tutto ciò che è, era e sarà.